VA IN RETE IL MURO DEL CUORE

Oggi voglio parlarvi della concorrenza. Sì perchè il «Muro dei Tifosi», il sito su cui scrivono i tifosi genoani, si può considerare a tutti gli effetti un organo di informazione di Genova e della Liguria. A tratti, l’Organo di informazione.
Funziona così, si va su Internet, si digita www.grifoni.net, si entra nella sezione «Muro Tifosi» e si entra in un mondo. Un mondo che merita assolutamente di essere conosciuto.
Non bisogna fermarsi alle apparenze. A volte i termini sono un po’ crudi, a volte troppo pulp, a volte si infiltra gente volgare o ignorante, come è successo soprattutto lo scorso anno, quando il clima surriscaldato aveva contagiato un po’ tutti. Ultimamente, invece, i moderatori sono ottimi e abbondanti e il Muro è, per l’appunto, uno strumento indispensabile per capire non solo il Genoa, ma anche Genova.
Io, ad esempio, mi sono avvicinato con molta diffidenza, a volte anche bersagliato di insulti per aver fatto il «grillo parlante» dell’Inferno genoano, cercando di non creare false illusioni in nessuno, magari in malafede per vendere quattro copie in più. Ruolo, quello del grillo, in cui, peraltro, mi ha relegato anche Lorenzo Zito nelle sue terzine rossoblù.
Ma, proprio da quei toni forti, da quegli scontri verbali, da quella roba che mi ha fatto anche male, ho conosciuto un mondo. Ho visto sul più moderno dei mezzi - la rete Internet - la dimostrazione del più antico dei principi, quello cantato da Faber: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Dal letame, dagli insulti iniziali, abbiamo iniziato a conoscerci, a confrontarci, ad arricchirci reciprocamente. E sul Muro ho conosciuto un bellissimo spaccato di Genova: professionisti, tantissimi, ed operai, ultrà della Nord e signorotti da tribuna, tutti innamorati dei loro colori, come lo sono io del giallorosso, e tutti (o quasi) forniti di una marcia in più: l’onestà intellettuale che, abbinata alla passione, rende invincibili. Indipendentemente che si giochi in A o in C e persino indipendentemente da come si gioca, come ha dimostrato il commovente pienone a Marassi del 18 giugno. Trentamila e più cuori che le istituzioni locali, forse troppo impegnate a visitar mostre, non hanno avuto la decenza di onorare, nemmeno con due righe di felicitazioni.
Sul Muro, traduzione moderna e telematica del tazebao, c’è questo e ci sono le uniche vere denunce contro i poteri forti della città, a volte un po’ troppo dietrologiche, a volte un po’ forzate, a volte proprio fuori strada, ma comunque meritevoli, contro la cappa che attanaglia Genova. C’è ironia e c’è sarcasmo, c’è italiano raffinatissimo e c’è diritto sopraffino, ci sono rutti dialettici e ci sono raffinatezze degne della Crusca. E poi, ci sono grandi prove di solidarietà, quando un lutto colpisce qualcuno dei frequentatori del muro, ma anche quando ci sono storie che meritano cuore: da quella di Gianluca Pessotto quella dei bimbi colpiti dallo tsunami. Sul Muro, partendo da un insulto, ho trovato il vero Cuore di Genova.
E chi pensa che oggi abbia parlato di sport, non ha capito davvero nulla.