«Va ripristinata l’immunità per gli onorevoli»

da Roma

Ritornare all’immunità parlamentare. Per Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, «la difesa delle garanzie processuali è necessaria per salvare la buona politica». E ripristinare il meccanismo dell’immunità «tornando a prima della dissennata riforma del 1993, nata sotto la spinta di tangentopoli», serve alla democrazia. La proposta viene lanciata dal deputato azzurro nel corso di un incontro organizzato dal senatore Paolo Guzzanti a proposito di intercettazioni e di doppio pesismo nel loro uso da parte di magistrati e giornalisti.
Con riferimento alla sua storia, Guzzanti ha messo in evidenza come le intercettazioni su di lui e il consulente della commissione Mitrokhin, Scaramella, fossero rimaste nei cassetti di alcuni quotidiani e tirate fuori solo dopo l’omicidio di Litvinenko.
«Non è solo il problema delle intercettazioni ma la pubblicazione integrale sui mezzi di comunicazione» ribadisce Bondi, che ricorda che Guzzanti è stato sottoposto a intercettazione da presidente della commissione bicamerale d’inchiesta: «Così si distrugge la democrazia. Siamo alla follia» riprende Bondi che ricorda anche di avere ricevuto una richiesta di risarcimento di 1 milione di euro per avere espresso alcune critiche durante il dibattito sulla legge 40 nei confronti delle affermazioni di alcuni medici: «Se un parlamentare non può dire quello che pensa finisce il suo ruolo» ribadisce il coordinatore di Fi, nel motivare la sua idea di ripristinare l’immunità parlamentare.
Accanto al dibattito fuori dalle aula, il comitato ristretto della commissione giustizia della Camera ha varato il provvedimento per chiedere all’Aula l’istituzione di una commissione di indagine monocamerale. Il testo ha visto l’accordo di tutti dopo che la relatrice Paola Balducci ha eliminato, su richiesta del partito di Di Pietro, la norma che dava alla commissione il compito di indagare se ci fosse stato un uso abnorme della magistratura sull’uso delle intercettazioni. Adesso il provvedimento deve passare al vaglio della commissione e quindi dell’Aula. Intanto Di Pietro ribadisce che il suo partito voterà no alla legge Mastella sulle intercettazioni.