La vacanza è finita l’ombra di Basso si allunga sul Giro

Superba cronosquadre vinta dalla CSC dell’italiano per un secondo sulla T-Mobile della nuova maglia rosa Gontchar. Delude Savoldelli

nostro inviato a Cremona
La ricreazione è finita: comanda già Ivan Basso. Comanda senza neppure mettersi la maglia rosa. Anzi, comanda ancora più decisamente e più astutamente proprio perché non ha la maglia rosa: quella, per il momento, sta bene sulle spalle di Gontchar, l'onesto rematore che, con i suoi rapportoni apocalittici e con l'aiuto di un Ullrich finalmente presentabile, si porta a casa il prestigioso indumento, ma anche gli oneri di gestione inevitabilmente connessi. In questa prima fase, toccherà a lui spupazzarsi il controllo della corsa. Ideale per Basso, che intanto potrà tranquillamente dedicarsi ai progetti personali, con lo sguardo puntato verso le lontananze di Milano che, per un girino, non dista 50 chilometri da Piacenza, ma un'eternità di fatica.
Al momento, i conti tornano. Le titubanze del cronoprologo, i dubbi sollevati sulla effettiva consistenza della squadra, la prepotente superiorità di Savoldelli: tutto spazzato via dal tavolo, tirando con cattiveria la tovaglia. Basso e la sua Csc volano nella cronosquadre a quasi 57 orari, andatura che sarebbe da multa perché rilevata anche nell'attraversamento dei centri abitati. Un bellissimo esercizio di stile che certamente riabilita la strana specialità.
Tutti dietro gli avversari. Di un niente i tedeschi della T-Mobile, un solo secondo, perso dal quinto corridore negli ultimi metri (è lui che stacca il tempo, nel caso specifico lo stremato Kessler). Ma considerato che in questa squadra ci sono mostruosi specialisti come Ullrich, Rogers e lo stesso Gontchar, il minimo scarto è inevitabile. Sensibilmente più lontani tutti gli altri. A cominciare da Savoldelli, deludente con l'intera squadra: la Discovery improvvisamente comprende la differenza che passa tra avere Armstrong davanti a tirare in bici e avere Armstrong di dietro comodamente stravaccato nell'ammiraglia. In soldoni, Savoldelli ci lascia una quarantina di secondi, distacco che tecnicamente lo proclama vero sconfitto del delicato scontro. Più sconfitto di lui appare Simoni, che ci lascia un minuto e mezzo: ma il peso specifico di questo distacco è minore, perché in una crono Simoni non ha certo la squadra di Savoldelli.
Quanto agli altri del Rotary rosa, solo buone notizie. Il Tav della Csc li lascia tutti per strada, ma con ritardi accettabili. In proporzione alla forza della squadra, buono Di Luca (42”). E ottimo Cunego, poco più di un minuto.
Diciamolo con sollievo e con soddisfazione: la cronosquadre riproposta dalla gestione Zomegnan assolve alla perfezione il suo compito. Dà grande spettacolo e incide sul Giro solo il giusto. Di certo non devasta l'intera corsa, come in altre occasioni abbiamo purtroppo visto negli anni scorsi. L'elemento decisivo sta tutto nel chilometraggio: 35 chilometri appaiono equi. Belli senza diventare nefasti. Si può insistere.
Del resto, la cronosquadre è una delle tentazioni sventolate davanti a Basso per convincerlo a convincere il suo diesse Rijs. «A lui piace molto - racconta Ivan -, perché esalta l'affiatamento della squadra. L'abbiamo preparata per bene, già dall'inverno. Il risultato lo raccogliamo adesso. Vittoria stupenda: certo non decide il Giro, ma ci dà un gran morale».
Sarebbe il caso di mettere il punto qui. Basso è talmente choccato dall'ultimo Giro, che proprio non ce la fa a parlare di questo. Anche un anno fa - alle volte, le combinazioni - aveva spopolato a cronometro, aveva la corsa in tasca, già vedeva Milano in rosa. Poi sappiamo com'è finita, dopo feroci attacchi gastroenterici: sul suo Giro ha potuto soltanto tirare mestamente lo sciacquone.
Così scottato, non ha alcuna voglia di ripetersi. Non ci casca. Quando dice che «il Giro si vince a Milano», non cita un bolso luogo comune del ciclismo: è la sua ossessione notturna. Così, guardando avanti, bisogna accontentarsi di queste povere parole: «Voglio vivere serenamente alla giornata». Vagli a spiegare che solo lui può perdere il Giro. Ci è già riuscito. Non è in grado di accettare battute.