LA VACANZA DI WALTER

L’ultima di Veltroni? Ha detto che da piccolo andava in vacanza a Milano. Sicuro: Milano. Secchiello, paletta e Madonnina. Del resto chi è che non ha pensato di venire a respirare un po’ d’aria buona in piazzale Corvetto, lì proprio in riva alla tangenziale? Alassio? Rimini? La Versilia? Macché: il giovane Walter prendeva le pinne e s’immergeva a due passi dalla Breda. E poi via, con il motoscafo, verso le più belle spiagge della riviera meneghina: da Truccazzano a Cinisello Balsamo, passando per Lacchiarella e Melegnano. Chissà che tuffi, chissà che immersioni. L'unico problema: deve aver preso troppo sole.
Se vi sembra uno scherzo, infatti, sbagliate: l'ha detto davvero. Dopo essere stato operaista in Emilia, turbocapitalista in Veneto, filotedesco in Alto Adige, ieri è arrivato nel cuore della Lombardia: a Monza si è detto favorevole alla nuova provincia (ma non le voleva ridurre?). E a Milano, non sapendo che cosa dire, lui romano sindaco de Roma, s'è inventato la storia delle vacanze: «Io amo questa città, ci venivo sempre d'estate...». Ma sicuro: ci passava interi mesi. Salvo quelle due o tre settimane che andava a fare arrampicate a Comacchio e gite a funghi nei boschi di Mirafiori Sud.
L’unica attenuante per Veltroni è che, a Milano, l'hanno portato in viale Mar Jonio. E lui, poveretto, deve essere andato un po’ in confusione: pensava di essere a Gallipoli. E così l'ultima trasformazione da candidato Zelig non gli è venuta troppo bene. Poteva dire: «Amo Milano: in fondo sono anch'io un panettone». Oppure: «Amo Milano: oltre Juve e Roma ho sempre tifato anche per Milan e Inter». Oppure: «Amo Milano: ho sempre messo lo zafferano anche sulla coda alla vaccinara». Invece no. Ha detto: «Amo Milano, ci venivo sempre d'estate». Per fortuna si è fermato un attimo prima di ricordare le belle gite in pedalò a piazza San Babila.
Noi ci scherziamo su, ma la professione d’amore rivela più di mille discorsi la verità sulla campagna elettorale del leader Pd. E la verità non è solo che Veltroni sta stressando la formula del ma-anchismo in chiave geografica oltre il limite del pudore (mi chiedo: ma quando arriverà a Riace che dirà? Ho la faccia come i bronzi?). No, la verità è soprattutto che Veltroni si è convinto che gli italiani siano creduloni cui si può raccontare praticamente di tutto. Si può raccontare che il Pd è un partito d'opposizione, che la coalizione è compatta, che Prodi non esiste, che i rifiuti a Napoli sono colpa del caso, che i sondaggi lo danno vincente e che la sinistra al governo può ridurre le tasse, magari tenendo Visco ministro. Sì, e poi? Piacerebbe sapere se gli italiani ci credono davvero o no. E la prova è semplice: basta andare a vedere davanti alla Scala quanti, in questo momento, stanno passeggiando con pinne, maschera e salvagente a paperella.