Le vacanze di Adriano finiscono con l’autoscontro

Incidente a Rio: «Non ero ubriaco». Ma il San Paolo comincia a pentirsi: «Deve pregare di più»

Sì, è vero: davanti a un gatto nero non resta che raccomandare l’anima. Glielo ha consigliato il presidente del San Paolo, Juvenal Juvencio. Forse rilanciando l’idea anche a se stesso. Se questo è Adriano, si sarà detto, meglio pregare. «E meglio che lui preghi di più», ha raccontato ai giornalisti. Viste le ultime peripezie dell’ex Imperatore, il discorso quadra.
Intendiamoci: Adriano non è un gatto nero, colore della pelle a parte, ma sembra uno passato davanti a un gatto nero senza più riuscire a scrollarsi la maledizione di dosso. L’ultima carambola della sorte parla di un incidente d’auto, avvenuto a Rio nella notte tra il 30 e il 31 dicembre: sull’avenida Sernambetiba, nella celebre Barra de Tijuca, un’auto stringe la sua Audi TT, lui devia e va a sbattere contro uno spartitraffico ed altre tre auto posteggiate, ha raccontato Gilmar Rinaldi, il procuratore. Nessun ferito, solo spavento e spese da sostenere, secondo testimoni che hanno visto il giocatore accordarsi con i proprietari delle auto per evitare denunce, eppoi infilarsi frettolosamente in un taxi.
«Mio figlio è stato stretto, non ha potuto evitare l’incidente», ha confermato mamma Rosilda, ormai costretta a star con l’animo in pena. «Poverino, è spaventato, deve riprendersi. Ha preso un taxi perché stavano arrivando molte persone e giornalisti» ha concluso, sapendo cosa penserà il mondo. «Ma non era ubriaco», ha aggiunto il procuratore, usando parole chiave per annacquare i cattivi pensieri. Infatti quel gatto nero appollaiato sulla spalla del centravanti, se la gode grazie a quel vizio che non l’abbandona mai e scatena la caccia alla stupidaggine. Basta elencare quelle degli ultimi anni: aerei perduti, litigi in discoteca, scambi di scortesie con l’allenatore, simulazioni da prova tv, assenze ingiustificate, malattie diplomatiche, sveglie che non suonano, festini che abbondano. Una settimana fa sono comparse foto di una serata ad alta gradazione passata insieme a Ronaldo e a qualche bella ragazza: birra in una mano, bacetto da una bionda. Fatto insipido, se non si trattasse di Adriano. «Bere una birra a una festa è normale. Ma un incidente stradale conta molto in questa epoca dell’anno. Però ogni mia mossa avrà lo scopo di aiutare il ragazzo», ha promesso il presidente del San Paolo che comincia a grattarsi la crapa. Mio Dio, in qual guaio mi sono cacciato? Si sarà detto, ora che lo ha in carico per cinque mesi. «Ma dal 7 gennaio basta trasgressioni», così dice l’ultimatum del San Paolo. E Adriano si è difeso con le ultime parole famose, recitate al procuratore: «Capitano tutte a me, ora non mi crederanno». Vero, non ce le beviamo più.