Le vacanze in bicicletta tra itinerari silenziosi e ferrovie dimenticate

Sono sempre più gli appassionati che viaggiano pedalando Aumentano percorsi, strutture di accoglienza e fatturato

Antonio RuzzoAl di là del fatto che da ormai qualche anno si immatricolano più bici che auto, c'è sempre più gente che usa la bicicletta per muoversi nelle città ma soprattutto per andare in vacanza. É una scelta, forse anche una filosofia che all'estero è un fenomeno consolidato dalla Germania, all'Olanda dalla Francia al Belgio e da noi comincia a crescere. Mappa, borse, caschetto, kway e la voglia di provare un turismo che ormai offre un ventaglio infinito di possibilità e di mete e il movimento cresce. I dati parlano chiaro visto che solo lo scorso anno, secondo Unioncamere, questo settore ha contato 42 milioni di presenze e un impatto economico di quasi 5 miliardi di euro. La bici, e le vacanze in bici, stanno diventando uno straordinario strumento di promozione e marketing del nostro bel Paese. Questo fa sì che tanti luoghi, magari poco conosciuti dal grande pubblico, vengano visti e apprezzati in un «viaggiare lento» che sembra perfetto per scoprire itinerari fuori rotta dalla Romagna alle Dolomiti, dall'Umbria alla Lombardia. Diventano sempre più numerosi i chilometri di percorsi segnati e ciclopedonali e sono sempre di più i vecchi tragitti delle linee ferroviarie dismesse che si trasformano in percorsi. Tanti gli esempi: in Calabria la ex ferrovia Crotone-Petilia-Policastro, alla scoperta della biodiversità del Marchesato Crotonese, in Lombardia i 12 chilometri della Saronno-Seregno,la Arcisate-Stabio o il tratto lungo la linea Varese-Porto Ceresio dove si può ammirare la bellezza della Valle della Bevera. E ancora in Umbria i 51 meravigliosi chilometri della Spoleto-Norcia restaurati e recuperati dopo quasi mezzo secolo di abbandono e in Veneto il tratto costruito dall'esercito nel '900 per trasportare le truppe da Treviso fino ad Ostiglia nel Mantovano. Ma progetti ci sono anche in Piemonte, in Sardegna e in Abruzzo e Molise sulla tratta Sulmona-Carpinone-Isernia che unisce la bellezza di paesaggi unici e panorami mozzafiato dagli altopiani abruzzesi alle montagne del Parco nazionale della Majella. E si potrebbe continuare. Crescono i percorsi e aumentano anche i privati che scommettono su un turismo che funziona e che rende. Così molti hotel diventano Bike hotel, molti agriturismi diventano «amici dei ciclisti», molte strutture puntano sull'accoglienza alle due ruote con una serie di servizi che vanno dall'ospitalità, alle officine, ai punti di lavaggio, alle colazioni e ai menu pensati apposta per chi pedala. O entrando a far parte di progetti e circuiti dedicati alle due ruote. Non solo. Sono sempre di più i Tour operator come «Girolibero», «Bikedivision» che si dedicano alle due ruote con pacchetti viaggio completi o da costruire a misura di famiglia, di randonneur o di agonista o portali come «www.viagginbici.com» come il nuovissimo portale www.beactiveliguria.it. che offrono panoramica completa su mete, servizi, opportunità per chi ama far vacanze pedalando. «In Italia ci sono centomila ciclisti che corrono nelle granfondo e ci sono più di due milioni di ciclisti che pedalano per fatti propri- spiega l'avvocato Santilli, responsabile del settore amatoriale delle Federciclismo- Il ciclismo non è solo competizione ma è diventato anche lo sport ideale per chi guarda al proprio benessere e alla propria salute e gli eventi cittadini sono la scorciatoia perfetta per spiegare alle amministrazioni quale deve essere il ruolo della ciclomobilità e del cicloturismo, un circuito virtuoso che in Europa tra vendita di bici, progetti di mobilità ed eventi muove circa 200 miliardi». E' la bikeconomy che ci vede,come spesso capita un po' in ritardo, ma che comincia a suscitare interesse anche dalle nostre parti. Anche perchè intorno a chi pedala ci sono tante aziende che si muovono e non solo quelle che vendono bici ma anche accessori, abbigliamento, turismo: «E le città sono il posto perfetto dove fare promozione- spiega il responsabile del settore amatoriale della Fci- All'estero sono più avanti di noi. A Londra, dove si corre una delle granfondo più partecipate, non lo fanno per sola passione e per sentirsi trendy: i ciclisti per ogni sterlina investita ne rendono alla città tre. E si fa presto a far due conti».