Vacanze mozzafiato? L'ultima moda sono galere e campi di concentramento...

Da Alcatraz alla Cayenna, dai gulag sovietici a Tora Bora. Dove prima abitava la morte adesso aprono hotel a cinque stelle, discoteche, musei e parco giochi. Cari da far paura

Offerta speciale da non perdere: pensione completa in resort a cinque stelle, intrattenimento un po' forzato ma l'animazione è una bomba. Numerose possibilità di svago per il tempo libero con ristoranti, cinema, discoteche, locali e negozi di ogni genere. Volendo anche un'escursione nel deserto in motocicletta, con un occhio solo come il mullah Omar, località Tora Bora. Leggere bene. Non Bora Bora, Polinesia francese, paradiso di mare. Tora Bora, Kandahar afghano, inferno di montagna. Nella tana di Bin Laden. «Ma state tranquilli, il posto ormai è sicuro al cento per cento - garantisce il capo villaggio Gul Agha Sherazi, ex signore della guerra, ora imprenditore edile e governatore della provincia di Nangahar -. Questo poi era luogo di scampagnate molto prima che diventasse il rifugio di Bin Laden». Della caccia al signore del terrore sono rimasti i crateri delle bombe e le rovine di qualche casetta in mattoni di fango. Presto ci sarà un resort turistico da 8 milioni di euro, alberghi e ristoranti di lusso al posto di tunnel e caverne. E sarà difficile trovare un buco.
Preferite qualcosa di più duro? Vorkuta, Siberia, il posticino che fa per voi. Qui è rimasto tutto incontaminato, le baracche di legno, le torretteperle mitragliatrici, leciotole con la sbobba. Gli animatori sono a vostra disposizione: sveglia alle cinque, ma solo se la temperatura non scendesotto i 50 sotto zero e tutti in marcia. Vi aspettano dieci indimenticabili ore di lavoro, in tunnel orizzontali dove si cammina carponi con i piedi dentrol'acqua. Il vitto è ottimo: cavoli, qualche raro pesciolino, tanta acqua e 300 grammi di pane nero. Per una settimana potrai vivere da zek, abbreviativo di zakluchonnij, detenuto. Ne sono spariti milioni in questo gulag sovietico. Avrebbero dato qualunque cosa per uscire di lì, ora fanno la fila per entrarci.
La nuova frontiera del turismo passa di qui. I luoghi della morte dove si sono consumate le grandi tragedie dell'umanità stanno diventando occasioni di svago per chi cerca emozioni forti. Dalle vacanze al mare alle vacanze al male. Ad andare forte sono soprattutto le carceri. Alcatraz, l'isoletta che ospitò Al Capone, Lucky Luciano e i coniugi Rosenberg è diventata un museo, mentre San Quintino, che ospita ancora 5.300 mila detenuti, 648 dei quali nel braccio della morte, si prepara a diventare un centro turistico, balneare e commerciale con grattacieli, impianti sportivi, boutique, parchi e case da 900mila dollari in su. All'Ucciardone per ora hanno trasformato in bar del carcere solo la cella dove Gaspare Pisciotta fu ucciso con un caffè alla stricnina. Preferiscono il low profile. Perchi vuol giocare al detenuto politico non c'è che l'imbarazzo della scelta. Nell'ex Germania Est puoi trovare a destra il castello di Colditz, supercarcere nazista sulle colline vicino a Lipsia, grand hotel a cinque stelle con 500 letti, cucina con chef francese, personale attento e vigilante e uno slogan che cattura: «Una volta visitato non lo lasciate più...». E a sinistra la fortezza di Schloss-Hoheneck, supercarcere comunista dove venivano torturate le prigioniere politiche, dove è stato inaugurato un albergo che ti riporta indietro nel tempo: con 100 euro puoi dormire su una panca di legno e svegliarti la mattina a nerbate sui malleoli nei sotterranei più bui.
Vuoi qualcosa di più antico? Lo Spielberg, la fortezza asburgica della Moravia che Silvio Pellico raccontò nelle Mie Prigioni. «L'orrido antro, il nudo pancone datomi per letto...» è oggi hotel di lusso con ristorantino alla moda. Il campo di concentramento di Froslev, costruito nel 1944 dai nazisti in Danimarca, è diventato invece bed and breakfast da 140 posti per pochi dollari. Sul depliant: «Fate un'esperienza che vi cambierà la vita». Le offerte si stano moltiplicando in tutto il mondo, isole comprese. Se preferisci il freddo a 160 chilometri dal circolo polare artico, nell'arcipelago delle isole Solovki, quello che che Alexander Solgenitsin nel suo Arcipelago Gulag ribattezzò «l'Auschwitz polare» è ora un museo. Tanto per dire l'ambientino: qui incarceravano i potenziali nemici del regime, i più restavano appollaiati diciotto ore di seguito sulle pertiche nella speranza di essere risparmiati, picchiati selvaggiamente se cadevano, fucilati comunque.
Se preferisci il caldo c'è un angolo di Amazzonia che fa per te, foresta impenetrabile, serpenti velenosissimi, giganteschi anaconda, ragni grandi come una mano e mare infestato dagli squali. È la famigerata Cayenna, da cui fuggì Papillon, dove c'è un alberghetto, piccolo ma per nulla confortevole. Ti aspettano a ogni ora, solo se riesci ad arrivarci. Se punti a qualcosa di più economico c'è l'Isola Calva, sulla costa croata, roba da mettersi le mani nei capelli. Quattromila oppositori di Tito morirono qui per stenti e torture, 30mila furono costretti ai lavori forzati. Il pacchetto vacanze, ideato dall'ottantenne Vladimir Bobinac che qui ci ha passato due anni, prevede la possibilità di scegliere tra vari programmi di prigionia: nel piùe stremo ti ammazzi di lavoro tutto il giorno e la notte stai in isolamento. Alla fine ti danno il diploma. O te lo appiccicano sulla lapide.
Per chiudere alla grande c'è l'Intercontinental Resort Hotel, sulle Alpi bavaresi: bar con 400 whisky, parquet di quercia, arredi high-tech, bagni turchi aromatici e 138 camere. Era la baita bunker che regalarono a Hitler per il 50esimo compleanno. Solo la doppia costa 280euro. La chiamano ancora il Nido dell'Aquila. Ma ti spennano come un pollo...