Vacanze di Pasqua, le prenotazioni fanno boom

La crisi economica volàno della voglia di vacanza. Paradossale, forse, ma tant’è. «La voglia di evasione - commenta Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Confesercenti - sembra essere figlia della crisi e delle incertezze. La vacanza viene intesa da parte degli italiani non più come un di più, uno svago, ma come una vera e propria necessità». E per le prossime ferie di Pasqua gli italiani, quelli che possono, sembrano voler rispettare il teorema; le file di persone in attesa nelle agenzie di viaggi lo confermano.
Per il Sole-24 ore, che ha tastato il polso del mercato turistico in vista dei ponti pasquali, i preventivi per pacchetti vacanza richiesti ai tour operator sono aumentati del trenta per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E Luigi Maderna, presidente di Fiavet Lombardia - associazione regionale delle agenzie di viaggio - parla di «un risveglio del turismo pasquale che controbilancia un primo trimestre dell’anno dominato dalla staticità e dall’attendismo». Voglia di vacanza dunque, soprattutto grazie alle numerose offerte speciali che i tour operator hanno sfornato negli ultimi mesi: lo sconto medio per i pacchetti all inclusive si assesta sul 30% del costo complessivo del viaggio, e altri strumenti di promozione come l’alloggio gratuito per i minori di 12 anni hanno convinto le famiglie a partire.
Resta da capire ora perché i protagonisti nostrani del settore, di fronte a dati del genere, lamentino l’effetto della crisi. A termine dell’ultima Conferenza nazionale degli assessori al Turismo, gli esperti hanno lanciato l’allarme presenze: «Il 2008 si è chiuso con una flessione degli arrivi dall’estero e di presenze totali (italiani più stranieri) tra il 2% e il 3%»; e per il 2009 il trend negativo dovrebbe restare costante. Come si spiega? Semplice: gli italiani partono, ancora e più di prima per effetto della crisi. Ma non per l’Italia.
«Si punta sull’estero - spiega Albonetti -. Mar Rosso e capitali europee in testa». Ma gettonatissime anche destinazioni di fascia alta come le Maldive o i Caraibi, e gli Stati Uniti (New York su tutte, grazie anche ai forti sconti di molte compagnie aeree).
Non è dunque la voglia a tutti i costi di piedi a mollo e ombrellone a far partire verso l’estero gli italici vacanzieri, ma la ricerca di un buon rapporto qualità-prezzo. Cosa che in Italia spesso non si riesce a trovare.
Gli scenari aperti dal primo trimestre del 2009 hanno messo in luce ancora una volta le falle del sistema Italia sulla ricettività turistica. Il Bel paese si piazza al 28° posto (stessa posizione del 2008) nell’«Indice di competitività Viaggi e Turismo 2009», stilato dal World Economic Forum (che piazza l’Estonia al 27°. Il principale punto debole è la competitività di prezzi, parametro per cui l’Italia si piazza agli ultimi posti della classifica (130). Troppo alti l’indice di base dei prezzi degli hotel e i livelli dei prezzi di carburante. Altre gravi pecche riguardano la sicurezza (90), le politiche di regolamentazione (71) e la sostenibilità ambientale (51). Gli svizzeri sono primi, i tedeschi secondi. Eppure, almeno nel turismo, non dovrebbe essere troppo difficile riuscire a batterli.