Vacanze romane col trucco «Turisti, attenti ai menu»

Il New York Times dedica una pagina ai ristoranti della Capitale. E li boccia

da New York

I piccoli inganni dei ristoratori di Roma ai turisti fanno ancora notizia. Così, ancora una volta, i prezzi «inaspettatamente» lievitati, i menu con cifre diverse a seconda della provenienza dell'avventore e la sostituzione ad hoc degli ingredienti previsti con altri di più bassa qualità, a seconda che l'affamato sia un turista o un romano doc, trovano spazio per l'ennesima volta oggi sulle pagine del New York Times.
Il prestigioso quotidiano dedica ai turisti truffati un'intera pagina con tanto di foto di dehors in piazza del Pantheon. «Pensi che si stiano prendendo cura di te», spiega all'inviato Peter Kiefer Christian Boyle, un londinese che ha trascorso qualche mese a Roma, raccontando, non senza ironia, il tragico errore compiuto con alcuni amici in un ristorante nei pressi di piazza del Popolo. Indecisi su cosa ordinare, si sono lasciati «suggerire» dal cameriere una serie infinita di «assaggi della casa» senza prevedere che il conto sarebbe stato inevitabilmente salatissimo.
Il quotidiano parla di menu differenziati in molti ristoranti della capitale, in italiano a prezzi ridotti ed in inglese con tariffe maggiorate. I camerieri, aggiunge, si arrampicano sugli specchi pur di non mostrarli ai clienti contemporaneamente.
Gli stessi turisti, spiega il Times con un pizzico di sarcasmo, riconoscono agli italiani un vero e proprio talento nell'arte della frode allo straniero. «Non lo percepiscono come un crimine, ma come una sorta di giusta compensazione», spiega Tegan Shioler, chef e sommelier canadese che ha lavorato in vari hotel e ristoranti della capitale. «È parte della psicologia italiana, ed il tutto è fatto con umorismo. Gli italiani hanno un atteggiamento possessivo nei confronti della loro cultura, e ciò li rende speciali. Tuttavia alcuni di loro disprezzano i turisti e così si giustificano sostenendo che essere serviti è un privilegio». E i privilegi si pagano.
Questo tipo di azioni, riporta ancora il quotidiano americano, sono parte di quello che si chiama «il mercato nero del Bel Paese», che, secondo alcune statistiche, «costituirebbe circa il 30 per cento dell'economia italiana».
Ma c'è di più. Quando si va in Italia, a soffrire potrebbe non essere solo il portafoglio. Le piccole truffe ai turisti possono trasformarsi in un vero e proprio mal di pancia. Scontrini inesistenti, coperti in più, differenze di prezzo fra il menu in italiano e quello in inglese si affiancano infatti ad altri «trucchetti», come quello di sostituire gli ingredienti di qualità con altri a più basso costo o magari del giorno prima o quello di diluire il sugo o usare pasta precotta. Il giornale non spiega come ha fatto ad accorgersi di questi ultimi trucchi, ma racconta il tutto con dovizia di particolari. E non facciamo un bella figura.