Vacanzieri senza paura

Michela Giachetta

Si continua a partire. Con occhiali da sole in bella vista, infradito ai piedi e costumi nelle valigie, moltissimi romani nel week end hanno invaso gli aeroporti della città. Secondo i dati resi noti dalla società di gestione Aeroporti di Roma sono 230.000 i passeggeri transitati complessivamente a Fiumicino e Ciampino nel terzo fine settimana di luglio. Pieno previsto per molte località, Turchia compresa. L’attentato terroristico avvenuto sabato a Kusadasi, località balneare sul Mar Egeo, dove per l’esplosione di un minibus sono morte 5 persone ed altre 13 sono rimaste ferite, non ha scoraggiato le partenze dall’Italia per la Turchia. A confermarlo, sono i voli dell’Alitalia e della Turkish Airlines partiti ieri pressoché pieni da Roma per Istanbul.
A metà mattinata, una lunga fila di persone, tra cui turisti italiani e stranieri, molti dei quali di origine asiatica, ma anche turchi residenti in Italia per lavoro e di ritorno a casa per le ferie, si era, infatti, già formata nell’aeroporto di Fiumicino davanti ai banchi check-in dei voli diretti ad Istanbul. Sembrava quasi di essere sulla Cristoforo Colombo, direzione Ostia, in un qualsiasi momento del fine settimana.
Fra i romani in partenza, oltre alla voglia o il bisogno di lasciare la capitale, il comune denominatore sembra essere un certo fatalismo. «Se è destino che qualcosa accada, accadrà sicuramente e non puoi fare nulla per evitarlo», sostiene Alberto, che ha scelto da tempo la Turchia per le sue vacanze. «Prendete, ad esempio, il caso di quei disgraziati morti lo scorso anno in estremo Oriente per lo tsunami - continua il ragazzo - o di quel tizio che, terrorizzato all’idea di salire in un autobus in Israele per la paura di trovare un kamikaze, si è fatto trasferire dalla sua azienda in Inghilterra e l’altro giorno è morto a Londra proprio sul bus saltato in aria per l’attentato». «Sono stato già altre volte in Turchia - aggiunge un altro passeggero - Stavolta sono soltanto in transito, ma è certo, che di fronte a notizie come questa, l’animo di chi si mette in viaggio non può essere dei più sereni. In casi come questi, che sono purtroppo sempre più frequenti nel mondo, la cosa migliore da fare è mettere da parte le preoccupazioni e partire, sperando poi nel buon Dio». E ci devono sperare in molti nel buon Dio o in chi per lui, se anche le partenze per Londra sono rimaste quasi costanti. Secondo quanto riferito da Telefono Blu, associazione per la difesa dei turisti consumatori, il dato delle rinunce ai viaggi in Inghilterra, e in particolare a Londra, non ha superato il 2 per cento delle prenotazioni. Paradossalmente, all’impresa turistica ha fatto molti più danni l’uragano Dennis che, circa una settimana fa, si è abbattuto su Cuba: le vittime sono state circa una quindicina, un quinto di quelle di Londra, ma le disdette per l’ambita meta caraibica sono state molte di più di quelle per la capitale inglese.
Uragani a parte, paiono essere solo gli scioperi a fermare le partenze dei romani. Partenze che sono state rinviate anche di 24 ore. È quanto accaduto a 170 passeggeri, che sabato mattina, all’aeroporto di Fiumicino, si sono visti annullare dall’Alitalia il volo Roma-Caracas, per «problemi nella composizione dell’equipaggio» (alcuni dipendenti della compagnia non si sono presentati e non è stato possibile sostituirli immediatamente). Ieri pomeriggio solo una parte è riuscita a imbarcarsi. Gli altri sono rimasti in albergo in attesa di partire con un altro aereo della compagnia.
Per oggi, sempre a causa di uno sciopero del personale Alitalia, altri 59 voli sono già stati cancellati. Sperare nel buon Dio, in questi casi, davvero non serve.