Vaccinare i bambini salva anche i nonni

Presentati i dati liguri sulla sperimentazione pilota anti-pneumococco che riduce i ricoveri

Gli esperti sono concordi che vaccinare tutti i neonati contro lo pneumococco conviene. Nei piccoli al di sotto dei due anni abbatte del 70,5 per cento i ricoveri per polmonite pneumococcica, riduce del 15,2 per cento le ospedalizzazioni da polmonite per tutte le cause e del 36,4 per cento i ricoveri per otite. Il primo bilancio italiano sulla vaccinazione anti-pneumococcica universale arriva dalla Liguria, ed è stato presentato a Milano. La Liguria è stata tra le prime Regioni italiane ad avviare, a fine 2003, un programma di vaccinazione anti-pneumococcica per tutti i nuovi nati.
Inoltre il vantaggio è doppio. Proteggere i nipoti per salvare anche i nonni. «Studi americani dimostrano che vaccinare i neonati contro le infezioni da pneumococco aiuta a prevenire le malattie causate dal batterio anche nell’anziano». Parola di Pietro Crovari, ordinario di Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Genova, intervenuto proprio a Milano per il Sesto Congresso mondiale su vaccini, immunizzazione e immunoterapia. Un evento organizzato dall’Icwo (Infections Control World Organization), al via oggi nel capoluogo lombardo. Per confermare l’effetto-scudo «allargato» della vaccinazione anti-pneumococcica offerta gratuitamente ai bebè italiani, spiega l’esperto «stiamo conducendo anche noi studi analoghi». Nel frattempo, Crovari conferma l’opportunità di abbinare alla vaccinazione anti-influenza negli over 65 anche la vaccinazione anti-pneumococco. «Le malattie causate da questo batterio, infatti, hanno due picchi: uno nei piccoli da zero a tre anni, l’altro negli over 50», ricorda lo specialista. «Per ora - aggiunge - il vaccino anti-pneumococco utilizzato negli anziani è un prodotto di vecchia generazione che non dà memoria immunologica, «coprendo» quindi per soli 5 anni. Tuttavia continuiamo a raccomandare» la doppia vaccinazione anti-influenza e anti-pneumococcica, per ridurre le complicanze potenzialmente mortali del «mal d’inverno».