Vaccinazione ai rom: la prima campagna parte dal Casilino 900

Tyson, Siriana e Doigor non hanno versato una lacrima. Si sono resi conto dell’importanza di essere i primi bambini rom vaccinati in Italia e hanno tenuto alta la bandiera. Si sono avvicinati al personale della Croce Rossa, scoprendo le braccia, un po’titubanti, ma decisi a mostrare tutto il loro coraggio.
La campagna di prevenzione, la prima nel nostro Paese, è partita dall’accampamento del Casilino 900, uno dei più grandi della capitale. Dalle prime ore dell’alba, duecento operatori si sono messi al lavoro per allestire le strutture proprio in vista dell’avvio delle operazioni, scattate a metà mattinata. Suddivisi in due turni, medici, infermieri e volontari hanno attuato alla lettera il protocollo messo a punto da Regione Lazio, dalla Asl Roma B e dal Campidoglio.
In bambini interessati (da 0 a 15 anni) erano infatti un’enormità: 330, dei quali 150 mai vaccinati mentre gli altri non avevano effettuato il «richiamo», quindi sono stati nuovamente sottoposti alla terapia, dal momento che molti frequentano anche le scuole.
«La campagna è andata avanti per tutta la giornata - ha spiegato Stefano Schiavi, responsabile comunicazione della Croce Rossa -. A ogni bambino è stato rilasciato un tesserino, sul quale sono state riportate le vaccinazioni effettuate». Dopo l’intervento i piccoli sono stati portati in un Posto medico attrezzato, dove sono rimasti in osservazione per 25 minuti, al fine di valutare eventuali reazioni e, al termine del percorso, hanno ricevuto in dono giocattoli e vestiti.
«Proprio da un campo nomadi storico della città - ha sottolineato il commissario straordinario della Cri, Francesco Rocca - vogliamo lanciare un segnale forte di inclusione per i cittadini che vivono in queste realtà. Oggi (ieri per chi legge, ndr.) iniziamo e non ci fermeremo. Con il prefetto Pecoraro stabiliremo modi e tempi per proseguire le vaccinazioni anche negli altri 53 insediamenti presenti a Roma».
Ieri il prefetto è stato tra i primi, insieme all’assessore regionale alla Sicurezza, Daniele Fichera, ad arrivare all’accampamento. «Il segnale che parte dal Casilino 900 è quello di aiutare queste persone a essere cittadini, è un importante momento di emancipazione», ha commentato Pecoraro.
«Vogliamo collaborare attivamente - ha commentato Safe, padre di 3 bambini -. Sappiamo che queste persone sono qui per la salute dei nostri figli e sarebbe stupido non esserci».
«Per noi è una giornata da ricordare - ha aggiunto Jasmine, 30 anni, sei figli -. I miei bambini sono già stati vaccinati nei mesi scorsi, ma li porto lo stesso per una visita».
La Regione ha stanziato duecentomila euro per il progetto, dei quali ventimila sono serviti solo per acquistare i vaccini per il Casilino 900. L’Agenzia di sanità pubblica ha gestito invece il coordinamento scientifico, mentre la Asl Roma B, che nel suo territorio ospita il 40 per cento dei nomadi dell’intera città, si è occupata della richiesta e fornitura dei vaccini. «Stiamo svolgendo non solo una doverosa azione di sanità pubblica - ha dichiarato l’assessore alla sicurezza Daniele Fichera -, ma anche un servizio che aumenta il benessere e va a vantaggio di tutta la cittadinanza romana, perché garantisce e accresce la salute sul territorio».