Vaccino sì, ma senza fretta

Influenza in arrivo, anche grazie - si fa per dire - agli sbalzi di temperatura che caratterizzano la stagione autunnale. Meglio, dunque, vaccinarsi per tempo, anche se i medici raccomandano: «Non affrettatevi. Utilizzate tutto l’arco di tempo a disposizione». In ogni caso, nell’ambito della campagna di vaccinazione antinfluenzale promossa dalla Regione che è partita lunedì e si concluderà il 31 dicembre, il Nucleo strategie vaccinali dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica dell’Asl 3 Genovese ha predisposto una serie di iniziative per «garantire un’adeguata distribuzione delle dosi sul territorio metropolitano e a fornire un’informazione quanto più possibile capillare». L’esigenza di provvedere all’incremento della fornitura di vaccino rispetto all’anno scorso ha portato alla crescita della disponibilità fino ad assicurare 222mila dosi (+20 per cento), giudicate sufficienti per mantenere la copertura delle categorie di cittadini a rischio (soprattutto bambini e anziani, e affetti da malattie respiratorie). I vaccini, rende noto un comunicato della Asl 3, vengono somministrati dai medici di medicina generale (i «medici di famiglia»), presso i loro studi o a domicilio, nel caso di pazienti impossibilitati a recarsi nei centri di vaccinazione.
Ulteriori punti di riferimento per la popolazione restano le 29 sedi ambulatoriali di igiene pubblica dell’Azienda sanitaria distribuite sul territorio metropolitano, nelle sedi delle circoscrizioni che ne hanno fatto specifica richiesta e in centri di prima accoglienza e comunità per anziani. I cittadini cui la vaccinazione è somministrata gratuitamente sono quelli previsti dal ministero della Salute, e in particolare: i soggetti di età pari o superiore a 65 anni, i bambini di età superiore ai 6 mesi affetti da differenti tipologie di malattia, gli adulti affetti da patologie croniche, le donne che saranno nel secondo e terzo mese di gravidanza durante la stagione epidemica, gli individui ricoverati in strutture per lungodegenti, i medici e il personale sanitario, i soggetti con contatti familiari ad alto rischio, gli addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo, il personale che per motivi occupazionali è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani.