Vacilla l’alibi di Amanda: la mattina del delitto non era a casa di Raffaele

La ragazza giura di aver dormito col fidanzato e di essersi svegliata alle 10. Ma è stata vista due ore prima in un negozio

Potrà dire che è colpa del traduttore. Che non ha capito. Anzi che, almeno durante i primi interrogatori, non c’era.

Ma resta un fatto. Inconfutabile. Amanda Knox ha già mentito, - ricordate le false accuse contro l’amico congolese Patrick?- è stata smascherata e su di lei, adesso, pesa il dubbio di un’altra bugia. Quella su cui dovrebbe fondarsi il suo alibi disperato, la sua difesa, il suo ripetersi innocente. Un nuovo superteste, oggi, smonta il suo racconto.

A venti giorni dal processo che la vede imputata con l’ex (?) fidanzato Raffaele Sollecito, intorno alla conturbante americanina di Seattle, l’aria si fa ancor più pesante. Insieme con ingegnere di Giovinazzo deve rispondere dell’omicidio della sua coinquilina: Meredith Kercher, violentata e accoltellata lo scorso 1° novembre nella casa di via della Pergola.

Per questo delitto in carcere, già condannato a 30 anni, c’è il giovane ivoriano, Rudy Guede, lui che scegliendo il rito abbreviato ha scampato l’ergastolo. Il prossimo 4 dicembre toccherà alla coppietta che dopo essersi odiata da dietro le sbarre ha ricominciato a occhieggiare nell’aula ai piedi dell’acropoli perugina. Salvo poi piangere il giorno del rinvio a giudizio.

Si comincia a giocare a carte scoperte, e si scopre che l’accusa ne teneva qualcuna ancora nascosta nella manica. Nuovi testimoni, almeno uno - qualora venisse riscontrata la sua versione - in grado di smentire di nuovo Amanda. «L’ho vista la mattina del ritrovamento del cadavere di Meredith fare spesa alle 7.45» avrebbe raccontato un uomo agli investigatori. Lei, bella con quegli occhioni azzurri e il viso da cerbiatto che non passa inosservato, ha sempre affermato di avere dormito fino alle 10, quella mattina, a casa di Raffaele. Altri tre testimoni, tra cui una vicina di casa, sono stati ascoltati nei giorni scorsi in Procura. Ma sono un centinaio i testi che i pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi si preparano a presentare al processo. L’uomo, che ora sembra inchiodare Amanda, sostiene, di avere visto la Knox il 2 novembre, alle 7.45 (quando il cadavere di Meredith non era ancora stato scoperto), in un negozio nella zona di piazza Grimana, poco distante dalla casa dell’omicidio. «Era vestita con un cappotto grigio, sciarpa grigio-azzurrino che le copriva parte del viso e un cappellino», puntualizza. Aggiungendo che, secondo lui, «la ragazza aveva un atteggiamento sospetto». «Si è recata nella parte del negozio dove ci sono anche i detersivi, ma non sono dire con certezza se poi abbia acquistato qualcosa... Una volta uscita non si è diretta verso la parte alta della via (dove c’è casa di Sollecito), ma verso piazza Grimana», quindi proprio in direzione della villetta in cui Mez giaceva già cadavere. Ennesimo tassello del mosaico accusatorio.

«Nbc», «Fox», «Cnn», stanno preparando telecamere e microfoni per tornare a Perugia, stavolta in aula potranno entrare i giornalisti. Compresi i genitori di Amanda, che durante le udienze davanti al gup stazionavano fuori dall’aula «A».

Loro continuano a spiegare, a difendere, a raccontare della loro figlia ventunenne. Separati, ma stavolta uniti dal dolore. La mamma Emma Ellas, ha gli stessi occhi blu della figlia. Il padre Kurt Knox incarna il ritratto della classe media a stelle e strisce. Assomigliano a uno spot. Con un obbiettivo disperato: riportare a casa la loro bambina.