«Vada via, con lui non si può governare fa lo stesso gioco di chi stava con le Br»

Fabris: «Evidentemente concepisce la politica come scontro, non solo metaforico»

da Roma

Presidente Mauro Fabris, l’ha sentito Caruso?
«Purtroppo non è una novità. C’è una certa sinistra radicale che preferisce coltivarsi i suoi interlocutori piuttosto che assumersi responsabilità di governo. È un atteggiamento dirompente rispetto all’Unione ed è chiaro che noi siamo in difficoltà nell’andare avanti su questa strada».
Chiederete conto a Bertinotti o al Prc delle parole di Caruso?
«Domani (oggi per chi legge, ndr), durante il dibattito alla Camera. Prima il presepe, poi la marijuana e le bottigliette di Coca-Cola... io capisco tutto ma se Caruso vuole andare avanti a provocazioni allora se ne torni da dove è venuto».
In che senso?
«Nel senso che evidentemente concepisce la politica come uno scontro non solo metaforico. E quindi torni da dove è venuto e lì si confronterà con chi usa i suoi strumenti. A quel punto saranno gli organi di polizia a vedersela con lui».
Non starà esagerando?
«Guardi, quello che è accaduto a Catania è la violenza per la violenza, senza alcuno sfondo politico o ideologico, neanche presunto. E Caruso, per partito preso, dovendo scegliere tra lo Stato e gli ultrà si schiera con i secondi. Come chi, qualche decennio fa, sceglieva le Brigate rosse. Siamo alla pura e semplice giustificazione della violenza contro le forze dell’ordine solo in quanto tali. E mi pare inconciliabile con una cultura di governo il fatto che una coalizione continui a tollerare certi atteggiamenti».
Afghanistan, Pacs e ora Caruso. Per l’Unione il momento sembra particolarmente delicato.
«Il logoramento c’è, inutile nasconderlo. E c’è al punto che l’Unione non può permettersi altri scivoloni, sia in Parlamento che nelle dichiarazioni. C’è il tentativo della sinistra radicale di perseguire una deriva di un certo tipo, con l’obiettivo di estremizzare le posizioni. Ecco, noi non consentiremo che si vada oltre su questa strada, altrimenti la maggioranza rischia di evaporare. Serve un recupero della cultura di governo altrimenti - se c’è chi continua a giocare al piccolo rivoluzionario - è meglio lasciar stare. Questo vale per la politica estera, per quella interna e per tutte le questioni eticamente sensibili».
Intanto si inizierà con il vertice monotematico sull’Afghanistan.
«Spero che prima tutti i leader chiamino i propri parlamentari e gli chiedano: “Vuoi che Prodi resti o no?”. Perché è chiaro che così non si va lontano».