Vado via da Genova, resto qui a Genova

(...) volare alto. E questo popolo, naturalmente, siete voi, la famiglia del Giornale. Che, come sempre, quando il tema è vero, ci siete. E allora, lasciatemi ringraziare, uno per uno, Mario Sciacca, Nicla Ghironi, Andrea Cevasco, Mario Lauro, Walter Pilloni, Marco Marchionni, Claudio Papini, Marco Cappeddu, Manuela Martinez e il mondo dell’Archivolto, Eraldo Ciangherotti, Roberta Bartolini, Enrico Cimaschi, Gian Luca Fois, Giorgio Del Gaudio...Di alcuni di loro avete già letto gli interventi ieri, altri li leggete qui a fianco, domani ne pubblicheremo altri ancora e via di questo passo. Insomma, resto anche perchè i vostri interventi sono bellissimi.
Vado via da Genova perchè c’è un sacerdote, «Paolo Farinella-prete», che ogni domenica su La Repubblica-Il lavoro fa le sue omelie politiche in cui scomunica tutto ciò che profuma di Berlusconi, con toni sempre più forti e sempre meno rispettosi degli elettori moderati, e perchè questo stesso sacerdote - come raccontiamo oggi in prima pagina - partecipa ad incontri anticlericali. E vado via da Genova perchè un altro sacerdote, don Andrea Gallo, canta Bella ciao in chiesa il giorno dell’Immacolata e, poi, applaude gli «studenti» che hanno fatto il blitz alla libreria Mondadori rubando alcuni volumi e facendoli a pezzi in via Venti Settembre: «Se l’avessi saputo, mi sarei vestito anch’io da Babbo Natale e avrei partecipato all’azione». Ma resto a Genova perchè vorrei vedere il cardinale Bagnasco - che a mio parere rimane l’intellettuale più vero e preparato della città - dire qualcosa anche su queste esternazioni.
Vado via da Genova perchè don Gallo, sempre lui, è stato l’unico a scandalizzarsi dopo l’intervento del teologo Vito Mancuso sul caso di Mondadori e sul presunto sconto fiscale di cui potrebbe beneficiare, accorgendosi che era la casa editrice di Silvio Berlusconi dopo aver pubblicato libri a Segrate con la massima libertà. Ma resto a Genova perchè è anche la città di un intellettuale come Ernesto Franco, che è direttore editoriale della Einaudi, che pubblica tantissimi libri, berlusconiani e antiberlusconiani, che è un uomo libero e che, soprattutto, fa il bene della sua azienda. Oltre ad essere uno degli intellettuali italiani più interessanti e più capace di contaminare linguaggi. Come dimostra anche la serata di domani sera al teatro Modena dove molti suoi autori saranno ospiti di ogni angolo della struttura di Sampierdarena, trasformando la sala in mille palcoscenici.
Vado via da Genova perchè c’è troppa gente che si riempie la bocca di vulgata resistenziale e di «città medaglia d’oro». Ma resto a Genova perchè occorre raccontare anche un’altra storia e non c’è nessun altro che lo faccia. Resto a Genova perchè la Resistenza, quella con la erre maiuscola, è stata tradita da alcuni delinquenti che hanno approfittato della guerra civile per vendette private, per «colpire la borghesia», per vendicarsi contro vittime indifese che non avevano nessuna colpa, per regolamenti di conti, per rubare-depredare-stuprare. E resto a Genova perchè pochissimi, anche nel centrodestra, anche fra quelli che si riempiono la bocca di liberalismo tre volte al giorno, hanno regalato a queste vittime quello che si meritano: almeno, il ricordo. Resto a Genova perchè, da queste pagine, abbiamo dato e continueremo a dare voce ai vinti e alle loro famiglie a cui, spesso, è stato negato anche il primo diritto: quello di piangere i propri morti. Negato da tanti, forse perchè troppo impegnati a piangere per la loro inclusione o esclusione nelle liste elettorali blindate, quelle senza preferenze che piacciono tanto. E resto a Genova per continuare a ricordare alla sinistra (a certa sinistra) e alla destra (a certa destra) i mille «cuochi di Salò» splendidamente raccontati da Francesco De Gregori, quelli che «qui si fa l’Italia e si muore, dalla parte sbagliata si muore».
Vado via da Genova perchè, spesso, anche da noi, c’è una giustizia ingiusta, ci sono innocenti processati e ci sono scandali che scandali non sono. Vado via da Genova perchè, ad esempio, che Giovanni Novi non fosse Al Capone da queste pagine l’abbiamo detto e scritto subito. Ma resto a Genova perchè parlare di toghe rosse e magistratura in malafede, sempre e comunque, è sbagliatissimo. Resto qui perchè i magistrati, sia i pm che i giudici, a Genova hanno saputo spesso fare scelte coraggiose, perchè la giustizia trionfa quasi sempre e perchè la maggior parte dei magistrati sono galantuomini e non è possibile criminalizzare tutta una categoria. E, comunque, fra le guardie e i ladri, io preferisco stare sempre con le guardie. E capi come Francesco Lalla prima e Vincenzo Scolastico ora, mi sembrano ottimi capi.
Vado via da Genova perchè, qualche giorno, non abbiamo abbastanza pagine per raccontarvi tutto quello che vorremmo raccontarvi. Ma resto a Genova perchè le copie del Giornale di Genova e della Liguria continuano ad aumentare da più di due anni, perchè la pubblicità va benissimo (e ringraziamo i nostri agenti della Arcus, ma soprattutto i nostri investitori) e perchè ce n’è talmente tanta che domani avremo sedici pagine e domenica dodici.
Io resto qui. (Anche perchè, se andassi via e se andasse via la mia straordinaria redazione - Diego Pistacchi, Federico Casabella, Marina Sirtori, Monica Bottino, Ferruccio Repetti - come riempiremmo quelle sedici pagine?).
(2-continua)