«Vado al mare». Invece parte per uccidere lo zio

(...) È salito a bordo di un traghetto della Tirrenia. È sbarcato a Genova al mattino. Si è fatto un giretto per il centro città. Ha pranzato e, intorno alle 13.45, è andato dritto verso il suo obiettivo. Non ci ha pensato due volte. È arrivato fino al Palazzo della salute a Sampierdarena arma in pugno, a fianco della Fiumara e, in mezzo a pazienti e bambini, ha fatto fuoco contro lo zio. Un paio di volte. Non una parola. Non un grido. Nemmeno l'accortezza di coprirsi il volto. Due colpi che hanno ferito mortalmente Pietro Pintus, 61 anni, neuropsichiatra infantile, che in quel momento stava uscendo dal suo studio di responsabile del consultorio. Poi è scappato con la pistola ancora in mano. Acciuffato per un pelo l'altra sera. Dopo quattro ore di caccia all'uomo da parte dei carabinieri. Se un radiologo della Asl non avesse annotato parte del numero di targa della sua Punto nera, forse sarebbe riuscito a fare perdere le sue tracce. Invece a aspettarlo all'imbarco dei traghetti per la Sardegna, a San Benigno, c'erano decine di carabinieri. Mentre lo zio stava ancora sotto i ferri. Purtroppo, poi, Pintus non ce l'ha fatta. Nella notte è morto con la milza spappolata, un polmone e un rene perforato.
Sono le 19 dell'altra sera. Un maresciallo e un carabiniere in borghese vedono la Punto nera di Cocco. Il giovane sta tranquillamente aspettando l'imbarco per il traghetto per Olbia. I due militari si qualificano. Bloccano la guardia giurata e la immobilizzano. Sul tappetino dell'auto c'è il marsupio con la calibro 45. Cocco reagisce contro i carabinieri, che poi verranno medicati al pronto soccorso con una decina di giorni di prognosi, ma non fugge. Anzi. Le sue parole sono di stupore: «Perché mi arrestate? Non ho fatto niente». Cocco viene ammanettato e portato prima alla sede della compagnia di Sampierdarena e poi a Marassi dove è arrestato prima per tentato omicidio e poi per omicidio volontario. In carcere il giovane sardo continua a ripetere di non avere fatto niente: «Non capisco questa violenza nei miei confronti. Mi avete trattato troppo ruvidamente e manescamente. Avrei potuto reagire, considerato che avevo la pistola vicino al posto di guida. Dovevate agire con più prudenza».
Cocco, in merito alla sua breve permanenza a Genova, ha detto di «essere venuto per andare da un amico e poi a pescare». Non si capisce se sia partito già lunedì sera o martedì notte. Non pare sia stato registrato sulla nave in andata. Probabilmente ha viaggiato senza biglietto grazie alla sua posizione al porto di Olbia. Quando gli è stato detto che avevano sparato allo zio, lui, freddo, come lo hanno descritto i testimoni al Palazzo della salute, ha detto soltanto di non saperne niente. In cella chiede solo un pacchetto di sigarette.