«Vado al mondiale e sono meglio di Totti»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Madrid

Sul palco d’onore del Bernabeu brillano soprattutto il suo anello al mignolo destro e l’orecchino. Si presenta così Antonio Cassano nello scenario del tempio madridista. Lo attende un rigido cerimoniale, dalla consegna della maglia numero 19 alla foto con i soci del club fino al palleggio davanti ad almeno 1.000 tifosi (e due feriti leggeri tra i ragazzi che cercano di catturare uno dei 24 palloni sparati in curva dal barese). Tutto prima del botta e risposta nel quale ringrazia pubblicamente Capello per la sua crescita di calciatore, acuisce la sua rottura con Totti, si autocandida per i Mondiali lasciando la patata bollente a Lippi, chiamato alla difficile impresa di far convivere i due ex amici.
Cassano, come ha vissuto la prima notte madrilena?
«Ancora non realizzo cosa sta succedendo, l’avventura è appena all’inizio».
Come vede la sua convivenza con tanti campioni?
«Non credo sia un problema. La loro qualità, oltre alla bravura e la voglia di far divertire, è l’umiltà».
Chi le piace di più del gruppo Real?
«Se facessi un nome, farei un torto agli altri».
La sua partenza è una sconfitta del calcio italiano?
«Dovevano pensarci prima, ora è troppo tardi. Dicevano che se avessi lasciato la Roma, non avrei avuto una squadra dove andare. E invece sono finito in quella più forte. Per me è una grande rivincita».
Le richieste in effetti non mancavano, l’Inter ad esempio...
«Tutti dicevano che sarei andato alla Juventus, ma vedete dove sono io e dov’è Capello. So che Moratti ha telefonato al mio procuratore la sera in cui si è conclusa la trattativa con il Real, offrendomi lo stesso stipendio di Adriano anche se da giugno. E so anche che l’Arsenal aveva fatto un’offerta identica a quella del club madridista».
Cosa risponde a chi la definisce un genio insopportabile?
«Voglio zittire tutta la gente che mi ha etichettato persona dal carattere non facile da gestire. Sono venuto a Madrid per migliorare, qui dimostrerò che non sono come mi dipingono».
Ma gli errori e i buoni propositi hanno accompagnato spesso i suoi cinque anni alla Roma.
«Sbagliano tutti, ma io ho le mie colpe per cose accadute in passato. Io ho pagato caro i miei errori, ma anche altri hanno sbagliato. Solo che Cassano è stato massacrato appena si presentava l’occasione».
Cosa pensa di Totti? Perché i suoi rapporti con lui si sono incrinati?
«Di questo argomento non voglio parlare».
Ma a sedici anni disse che sarebbe stato un sogno giocare con Totti nel Real...
«Adesso penso solo a realizzare i miei di sogni. E a questo ci stavo pensando da cinque mesi».
Zidane ha sostenuto che Cassano è più forte di Totti.
«Se lo dice lui che ha vinto tanto, bisogna crederci. Lo ringrazio di cuore».
Da Roma a Madrid. Cosa si porta dietro dall’esperienza giallorossa?
«I tre anni con Capello sono stati il momento più bello dal punto di vista umano e sportivo. Con lui ho retto di più rispetto agli altri allenatori perché mi gestiva in un modo migliore: il nostro rapporto è stato come tra padre e figlio. Voglio invece cancellare l’ultimo anno e mezzo. Ma a Roma ho lasciato tanti amici che mi vogliono ancora bene».
Vorrebbe Capello come suo allenatore al Real?
«Ora c’è Lopez Caro, che è un ottimo tecnico. C’è una società, questa domanda fatela a lei. Su Capello posso ribadire che è stato importante per il mio processo di crescita».
Si dice che il trasloco a Madrid sia stato «guidato» dai soldi.
«Non è vero, altrimenti non avrei rinunciato a quasi due milioni di euro che mi dovevano dare a Trigoria. E il divorzio era inevitabile, i rapporti finiscono quando non si trova più l’accordo. Ed era tempo di cambiare aria».
Da oggi giocherà con i migliori calciatori del mondo.
«Vorrei mettere il primo mattoncino per dimostrare che sono anch’io tra loro. E penso sempre al Pallone d’Oro».
Ma lei si sente un galattico?
«Mi piace questa definizione, è bello quando si arriva in una società così importante con un’etichetta del genere. Ma vorrei dimostrare di esserlo sul campo».
Lippi ha detto che se segnerà, tornerà in azzurro.
«Non sono presuntuoso, ma se mi rimetterò in forma, sono sicuro che andrò al Mondiale».
In quale ruolo le piacerebbe giocare al Real?
«Non è un problema, deciderà l’allenatore».
La rincorsa al Barcellona nella Liga sembra difficile.
«Non è finita, possiamo ancora vincere qualcosa di importante».
Si comincia da domenica con il Villarreal. Lei pensa di giocare?
«Sono quindici giorni che non mi alleno, vedremo. Anche in questo caso deciderà il tecnico. E se resterò in panchina, con il lavoro cercherò di far cambiare idea al tecnico».
A chi dedicherà il suo primo gol madridista?
«Sicuramente a Di Stefano, gran presidente onorario del Real. Ma anche a tutte le persone che mi vogliono bene».
Chi vorrebbe incontrare a Madrid tra qualche anno: Capello, Totti o Mancini (il brasiliano della Roma, ndr)?
«Chi vorrei incontrare lo sa, chi è amico mio».
Re Juan Carlos ha spinto perché arrivasse subito al Real.
«Lo ringrazio, sul campo cercherò di ricambiare la sua fiducia».