Al Vado il primo trofeo nel 1922

A ottantasei anni di distanza dalla celebre vittoria della prima Coppa Italia, i telefoni del Vado FBC presso l'attuale sede dello stadio «Chittolina» ricevono ancora, di tanto in tanto, telefonate da ogni parte d'Italia. Appassionati del calcio, che si domandano se l'attuale società sia la stessa che nel 1922 ha conquistato l'iscrizione nell'albo d'oro - all'epoca alla sua prima edizione - davanti a tutte le squadre che oggi sono le protagoniste incontrastate della serie A.
La storia del Vado calcio al giorno d'oggi può trovare posto solamente nelle favole. D'altra parte le premesse di questa squadra sono quelle di una cenerentola del calcio italiano: una manciata di spiccioli, tanta passione e una buona dose di incoscienza. Nasce così, in un pomeriggio del primo novembre 1913, il Vado FBC. Protagonista della sua fondazione è Angin Morixe, classe 1899 e una gioventù segnata dalla Grande Guerra. Partito per il fronte appena diciassettenne, torna con un bagaglio di esperienza di vita e umanità che solo chi prova il dramma della guerra riesce suo malgrado ad acquisire. Ristabilite le radici a Vado, inguaribile amante dello sport fonda la «Forza e Coraggio», società polisportiva che partecipa a numerose competizione. È questo lo spunto giusto per intessere quei rapporti che lo porteranno a riunire gli amici e a stilare il primo statuto del Vado FBC.
Siamo agli albori del calcio, quello che affonda le radici nella provincia, lontano dalla sovraesposizione mediatica e dall'internazionalismo. È infatti nella provincia che si svolge la ricerca delle giovani promesse ed è nella piccola storia del calcio che si accendono le passioni più vive. Si formano le alleanze, nascono le simpatie, si incontrano gli acerrimi nemici. Con il vicino bianco-blu Savona, giunto presto in serie A, è sempre stata forte rivalità. Amicizia affettuosa invece con i genoani, anch'essi rossoblu e veri pionieri del calcio italiano. Sul campo dei derby l'attaccamento alla maglia, il tifo per i colori della propria città, sono sempre travolgenti.
Già, i derby. Non tutti sanno che il primo della storia del calcio è stato disputato il 17 maggio 1914 proprio tra Vado e Varazze, e all'epoca terminò con un pareggio (1-1). Siamo agli albori del calcio, dicevamo, un quadrato di terra e il forte attaccamento della comunità che vede nei calciatori esempi reali, protagonisti del quotidiano e non dei settimanali patinati. La vita della squadra è assimilabile a quella di una famiglia numerosa ma coesa ed educata a sani principi. A recitare il ruolo del papà, la figura del Presidente. «Per i giocatori del Vado - racconta il fondatore e presidente rossoblu Ferrando - ero un po' il secondo padre. Chi voleva cinque palanche se ne andava via con due, chi ne pretendeva due con una. E la baracca andava avanti così...».
Campionato 1921-1922. La compagine rossoblù guidata da capitan Romano conduce un'impresa che con otto vittorie, un solo pareggio e ben quaranta reti laurea il Vado campione ligure di promozione. Accanto a questo, la scelta di partecipare alla prima edizione della Coppa Italia organizzata dalla FIGC, a cui prendono parte 35 squadre da tutta Italia e di ogni serie. Il Vado FBC, che soli tre anni prima aveva dovuto concludere in anticipo il campionato d'esordio a causa dei guazzabugli con lo Spezia, ha il suo meritato riscatto e conquista il primato.
Ma il Vado di cui stiamo parlando non è soltanto quello della Coppa Italia. È la squadra di provincia che ha saputo regalare al calcio italiano grandi campioni, alcuni diventati leggenda. È il Vado di Felice Levratto, primo dilettante tra i professionisti alle Olimpiadi di Parigi. Ma è anche il Vado di Manlio e Valerio Bacigalupo. E poi Romano, Bartoli, Chittolina, Frumento, Mantero, Parodi, Persenda, Caviglia, Motto e altri ancora.
È passato quasi un secolo. Oggi, tra magheggi e miliardi, storie e risultati come questi non se ne vedono più. Eppure la storia del Vado ci insegna che proprio dallo stadio cittadino è possibile riscoprire quell'autentico amore per lo sport e quel genuino attaccamento di una comunità che a volte i grandi nomi ignorano. E se non ci sono le telecamere, se non ci sono i diritti televisivi, pazienza.