«Vado in trincea per i bambini di Chernobyl»

In questa battaglia c’è qualcosa di lei, qualcosa che fa male al cuore. A vent’anni da Chernobyl tra Ucraina e Bielorussia, sono ancora duemila i bambini che ogni anno si ammalano di cancro. Natasha Stefanenko, russa di Sverdlovsk, figlia di un ingegnere nucleare, ingegnere lei stessa, fotomodella, presentatrice tv, attrice, quei bambini che spezzano il cuore se li è presi a cuore. Presta la voce alla campagna di Soleterre per raccogliere fondi a favore dell’ospedale oncologico di Kiev. E non si ferma qui.
Perché ripartire da Chernobyl?
«Perché è la mia terra, papà è bielorusso. Perché Chernobyl è un nome passato di moda. Ma là è come se il tempo si fosse fermato».
Ma è in partenza per Kiev...
«Sono qui per realizzare un reportage per il programma Amore di Raffaella Carrà. Racconto di tre bambini che con l’adozione a distanza si sono rifatti una vita».
Perché la sofferenza dei bambini colpisce più di ogni altra cosa?
«Perché prendersela con i bambini è ferire il futuro, è colpire la parte più tenera di te. Perché ti uccide il fatto che siano i più indifesi a pagare le colpe degli adulti».
Cosa la offende di più?
«La mancanza di rispetto, origine di tutti i mali».
E cosa la commuove?
«Il sorriso dei bambini quando tornano a essere bambini. Nel mondo ci sono troppi bambini già adulti. E commuoversi con un sorriso è una delle emozioni più belle».
Perché ci si vanta delle cattiverie e ci si nasconde per fare del bene?
«Troppa gente si sente qualcuno solo perché fa del male ad altri».
La cattiveria peggiore.
«Quella gratuita. Nei Paesi poveri, la cattiveria è mancanza di speranza. Nei Paesi ricchi è cattiveria e basta».
Come ci si difende?
«Con un bel gesto. Disarma».
L’Italia è buona o cattiva?
«Sono orgogliosa di vivere in Italia, è un Paese dal cuore grande».
Per essere buoni bisogna essere carogne?
«In nome del bene sarei disposta anche a prendere a testate qualcuno...».
Dica una cosa cattiva ai cattivi della Terra.
«Meglio non perdere tempo. La vita è un boomerang, il male prima o poi torna sempre indietro».