Vado Troppe cose non vanno. Ma ho gli affetti

Caro Massimiliano, sa perché vado via da Genova? Perché in questi giorni il Tg 3 Regione ha mandato in onda un servizio con filmato nel quale c’era una raccolta di firme per cinque precari, che a causa dei tagli della finanziaria avevano subito un decurtamento del loro totale settimanale di ore di lavoro da 38 a 30. Perché in piazza Matteotti staziona da mesi, una struttura che la deturpa, sulla stessa piazza la bellissima Chiesa del Gesù, porta lato sinistro è rovinata da una rampa fissa che si userà per l’ingresso degli handicappati.
Me ne vado perché la città è in mano ai vandali. Perché ogni angolo è ricettacolo di sporcizia. Qualcuno mi potrà spiegare perché gli addetti puliscono le strade ma non aiuole e gli altri spazi non pedonabili. Me ne vado perché qui a Manesseno non esistono marciapiedi, le campane della raccolta differenziata sono sempre piene e tu la tua carta, che hai diligentemente separato, te la devi riportare a casa o buttare con il resto. Me ne vado perché per fare delle infiltrazioni ad un gomito ho dovuto aspettare due mesi e per farle mi tocca andare a Rossiglione, perché per fare via XX Settembre mi tocca fare lo slalom tra i mendicanti. Perché il Centro storico, la domenica, quando maggiore è il flusso dei turisti, è intasato di auto.
Me ne vado perché un teatro storico come il Genovese manda in onda solo spettacoli musicali. Me ne vado perché Genova ormai è una città morta, negli sport non eccelliamo più in niente, neanche nel calcio non abbiamo un giocatore in serie A e nelle Olimpiadi l’ultima medaglia d’oro individuale risale agli anni 50 (Bolognesi boxe). Me ne vado perché non abbiamo una tangenziale e ci tocca sempre pagare l’autostrada, perché al Secolo XIX (non lo compro, ma ogni tanto, turandomi il naso lo leggo) non c’è più un direttore genovese dai tempi di Ottone. Me ne vado perché in porto c’è una guerra che dura da cento anni (tutte le colpe prima erano della Culmv? E adesso?).
Me ne vado perché siamo una città di vecchi, ed i pochi giovani che ci sono al posto dei figli allevano (male) i cani, perché il cimitero di Staglieno è in uno stato di abbandono penoso, perché non se ne può più dell’on. Musso che scorrazza con la bici sotto i portici, perché se vai al Pronto soccorso cittadino o sei in punto di morte o ti aspettano giornate di attesa. E ci sono poi altri mille motivi perché me ne andrei da Genova.
Perché resto? Perché qui riposano le ossa dei miei vecchi, perché qui ho gli affetti più cari, perché quando vado al concerto del Monte Cauriol ed il coro, come ultimo brano, intona Ma se ghe pensu mi sento parte di questa città. Perché per me il dialetto genovese è ancora musica, perché mi ritrovo in questa gente chiusa, musona, taciturna, ma leale e giusta. Perché senza il mare non si vive. Perché per belli che siano i viaggi che abbiamo fatto non si vede l’ora di tornare, perché la dottoressa Fasciolo che ho trovato a Rossiglione fa dimenticare la poca professionalità, la spocchia, la poca umanità, di alcuni suoi colleghi. Perché i servizi infermieristici e i medici domiciliari, (abbiamo un malato grave a casa) sono molto efficienti. Perché dove lo trovo uno stadio dove sventolano migliaia di bandiere rossoblu? Perché forse è tardi e non saprei dove andare, perché vedo una strada come via Garibaldi ed i tetti di ardesia visti da Castelletto. Perché poi quando sono sulla cima di qualche monte all’alba o al tramonto penso dove devo andare questo è il più bel posto del mondo.
Cordiali saluti e auguri a lei, famiglia e a tutta la redazione.