Il vaffa degli operai alla Cgil: meglio lavorareIl sindacato e la Camusso non contano più

Alla Tenaris-Dalmine l’azienda offre un compenso straordinario per la festività dell’1 novembre. Le Rsu rifiutano, le tute blu accettano. Ordini in netto aumento: la ditta voleva rispettare le consegne all'estero. Decisivo il consulto tra i dipendenti, che hanno incassato 160 euro netti

Quanto conta il sindacato oggi? Un tubo. La risposta, che non è frutto di facile ironia, ma appare quanto mai appropriata, data la location di cui andiamo a parlare, sorge naturale dopo l’illuminante notizia che ci arriva in redazione. I fatti: Alla Tenaris-Dalmine, azienda specializzata nella produzione di tubi per applicazioni meccaniche e strutturali, tubi che fanno, letteralmente, il giro del mondo e portano nel mondo, ancora una volta, l’orgoglio del made in Italy, c’è una gran fame. Fame di lavoro.
E una domanda che lievita ogni giorno di più, dato che le commesse che arrivano nel quartier generale, a pochi chilometri da Bergamo sono, fortunatamente, tante. Così tante che l’azienda aveva chiesto ai sindacati una giornata di lavoro festivo straordinario per l’1 novembre nel reparto bombole, in modo da poter rispettare alcune scadenze di consegna. Il tutto per 90 euro in più sulla normale giornata di straordinario festivo, per un totale di 200 euro netti.
Al lavoro il primo novembre? Macché, non se ne parla nemmeno, hanno risposto a muso duro le dure Rsu, ovvero l’acronimo più temibile e terrificante sulla faccia della Terra, che sta per Rappresentanza sindacale unitaria. Di conseguenza immediata la risposta dura e pura: «Noi ce ne freghiamo della domanda, delle commesse, delle consegne. Ce ne freghiamo se qui c’è lavoro».
Una posizione che può sembrare appena appena incoerente con il momento che stiamo attraversando ma che certamente è in linea con gli slogan sbandierati e urlati da quella ragionevole gentildonna di Susanna Camuso, leader della coerentissima Cgil, che non fa che ripetere la sua litania preferita: «Con questo governo non è possibile sedersi al tavolo. Se il governo dovesse procedere come ha annunciato ci sarà lo sciopero generale». Fatto sta che, un po’ delusi e un po’ scocciati i vertici dell’azienda, avevano ritirato la proposta.
E qui viene il bello, anzi, la coerenza vera. Quella che, accompagnata dalla saggezza di buoni padri e madri di famiglia, che pensano all’oggi ma guardano anche al domani (al contrario dei sindacati che non riescono neanche a pensare e a guardare all’oggi) ha spinto oltre l’80% dei dipendenti a presentarsi al lavoro spontaneamente.
Una decisione rapida quanto sensata visto che sono stati gli stessi lavoratori a consultarsi e contarsi insieme ai capiturno, e quindi a decidere di andare in fabbrica, anche se con la prospettiva di incassare 40 euro meno della proposta originaria. Una bella lezione di saggezza sulla quale forse, chissà, sindacati e sindacalisti, magari, si metteranno adesso a discutere per «cercare di capire» come si borbotta nella Rsu di cui sopra.
Ma c’è poco da capire, basta leggere. Leggere per esempio il più recente rapporto industriale che riguarda il comparto in cui Tenaris-Dalmine rientra. Ne citiamo giusto giusto un passaggio: «...In Italia, i primi mesi del 2011 sono stati caratterizzati da un trend fortemente positivo della domanda d’acciaio e da un andamento in crescita degli ordinativi di macchine ed apparecchiature meccaniche soprattutto verso l’estero. Inoltre, secondo gli ultimi dati Istat, gli ordini e il fatturato dell’industria italiana nel mese di agosto mostrano indici in crescita rispetto al mese precedente e allo stesso periodo del 2010..».
Ma l’avrà letto qualche sindacalista questo rapporto? Sarà capitato sott’occhio questo rapporto a Susanna, la pasionaria del «costi quel che costi»?