Il «vaffa» a Grillo dei radical chic

Michele Serra è risentito, Nanni Moretti c’è rimasto male, il girotondino Pancho Pardi (lo ricordate ancora?) è amareggiato e Repubblica scomoda addirittura i fantasmi del futurismo e di Mussolini. Grillo non fa più ridere, d’accordo, ma quelli che hanno paura di lui sì, che sono uno spasso. S'erano abituati a mandare a quel paese tutto il mondo, pensando di essere i soli a poterlo fare. Adesso arriva qualcuno che manda a quel paese loro. Ma vaffa. E così non se ne danno pace. Come? Proprio a noi? E barcollano, scivolano, vacillano. S'arrampicano sugli specchi del loro moralismo senza riuscire a capire come difendersi, perché si trovano all'improvviso con tutte le armi spuntate: partito di plastica? Potenza delle televisioni? Conflitto d'interessi? Macché. Ci sono Internet, le piazze e un comico, che non si può mica liquidare con l'alzata di spalle e un po' della solita ironia sull'antipolitica dei berlusconiani. Eppure pure lui urla vaffa ai soloni della sinistra. Ma sì, lo urla proprio a loro.
Diciamoci la verità: questo Grillo ha tanti difetti. Forse tantissimi. Lo sappiamo che predica bene e razzola male: fa l'ecologista e poi sale sul motoscafo inquinante, se la prende con le multinazionali ma non disdegna di partecipare (a gettone) ai loro show, predica contro il condono e poi lo fa praticare dalle sue società, attacca chi ha commesso reati e dimentica che è stato condannato per omicidio colposo. Però, ecco, con tutti i suoi difetti alla fine riesce persino a risultare simpatico. Mica per quello che dice, per la verità, cioè un paio di banalità e un progetto politico che se mai fosse applicato ci porterebbe al feudalesimo tecnologico, al Medioevo internettiano, ai secoli bui del megabytes. No: riesce a risultare simpatico perché quel vaffa getta nel panico i palazzi, i politici e anche tanti tromboni. Ed è sempre bello quando si vede che i tromboni vengono suonati come si deve.
Prendete Michele Serra. È uno che nella sua carriera (avete presente Cuore?) ha dato della «faccia di c.» e dello «str» a chicchessia. E pure senza la censura che noi usiamo per pudore. Però adesso gli è venuto l'animo sensibile, molto delicato. E così quando la sua casella mail si riempie dei poderosi vaffa dei grilletti scatenati, si risente. Di più, si offende. Reagisce stizzito all'accusa di essere un «ben pagato commentatore» (ma come lui? Il compagno Serra? Ben pagato? Come si permettono?). E alza il ditino, accusando i manifestanti di «sicumera» e di «fanatismo». «Anche il Dalai Lama accetta critiche», conclude seccato. Ecco appunto: il Dalai Lama. Mica il Dalai Serra.
E i girotondini? Andavano in piazza a dire che i dirigenti politici erano vecchi e bolsi. Adesso qualcuno dice che i vecchi e bolsi sono loro. Ma come? Proprio noi? Pare di sentirli, mentre s'interrogano davanti allo specchio, specchio servo delle mie brame: chi è il più sovversivo del reame? E quando lo specchio risponde: «Grillo», quelli vanno su tutte le furie. «Ingeneroso», «siamo stati noi a mobilitare la gente», accusano il comico genovese (pensate un po') di fare «battute cretine» e di essere «qualunquista». Ma sì, i girotondini, proprio loro: danno del qualunquista a un altro. È come il bue che dà del cornuto a un Grillo.
Gli articoli di Repubblica, poi, sotto l'apparente velo politicamente corretto, trasudano disprezzo: «Petto in fuori, occhi roteanti e un richiamo: italiani. Nel suo repertorio figura anche questo numero che evoca Mussolini», evidenziano i titoli. Poi parlano di «Nuovo Incantatore», di «Blog Predicatore», «un po' di Bossi, un cucchiaino di Funari, qualche risonanza messianica e l'epopea del Gabibbo». E L'Unità? Riflette pensosa e perplessa in prima pagina: «Se il comico cambia mestiere». Quanti guai, eh? Persino il sobrio e sempre chic Riformista perde l'aplomb britannico con un corsivetto in prima pagina che non fa ridere, ma che si rivolge sobriamente a Grillo con un sonoro: vaffa. Scrivendolo per intero, fra l'altro. Sarà più chic?
Adesso ci aspettiamo gli ulteriori passi. Che succederà? Asor Rosa si dimetterà da intellettuale un'altra volta per travestirsi da camallo e scatenarsi nel turpiloquio anti-vaffa? Pietro Citati, dopo il saggio sulla morte della farfalla, si dedicherà al tema: «Se è morta la farfalla, perché deve vivere il Grillo»? Umberto Eco scriverà un trattato sulla pericolosità di Internet, con l'avvertimento conclusivo: «Attenti alla rete, e comunque fuggite in Francia»? Chi lo sa. Di certo, vedere che basta un comico per far perdere le staffe a tanti maestri del pensiero mette di buon umore. Anche se le battute del comico non fanno più ridere. Perché, in fondo, avrà pure tutti i difetti del mondo, ma va detto: sempre meglio un Grillo che tutti questi grulli.
Mario Giordano