Vai a New York e mangi la miglior pizza genovese

Continua il viaggio del Giornale alla ricerca dei migliori talenti genovesi. Quelli che hanno scelto di tornare sotto la Lanterna dopo varie esperienze altrove, ma anche quelli che portano un po’ di Zena in giro per il mondo. Una vacanza newyorchese è l'occasione per scovare ciò in cui i discendenti di Cristoforo Colombo riescono ancora ad eccellere nel nuovo millennio, tenendo alto il tricolore nella patria scoperta dall'insigne avo. Il New York Post e il noto sito di annunci e recensioni Yelp hanno scritto che una delle migliori pizze italiane dell'ultima generazione si può mangiare sedendosi ai tavoli del «Numero 28», al 176 Second Avenue, nell'East Village. Aperto nel dicembre dello scorso anno, il locale è gestito da Luigi Porceddu, giovane e intraprendente manager genovese, tifoso della Sampdoria, nato ventinove anni fa all'ospedale Galliera ed emigrato in cerca di successo dalla sua via Fereggiano, zona Marassi, verso la Grande Mela, dove oggi si divide fra il lavoro di titolare della pizzeria e l'attività di «public relations man» per l'agenzia di comunicazione «The Marino Organization». La The Marino annovera al comando un altro ligure doc, il senior vice president Robert Barletta, originaria di Levanto (e promuove l'immagine, fra gli altri clienti, dei giostrai italiani Zamperla, costruttori di tutte le attrazioni e della ruota panoramica di Coney Island, immortalata in decine di film indimenticabili, ndr).
Milioni di turisti che giungono a New York da ogni dove, ogni anno, includono nelle proprie tappe irrinunciabili una pizzeria italiana. A New York ce ne sono un'infinità, alcune celebri, ma per i palati fini, la difficoltà è sempre riuscire ad evitare le tante delusioni, addentando improbabili imitazioni. «La sfida è stata quella di entrare in un mercato mai saturo, competitivo, proponendo un prodotto raffinato e di qualità sotto tutti i punti di vista: ingredienti lievitazione e cottura rigorosamente italiane, ambientazione familiare rigorosamente italiana, personale di servizio rigorosamente italiano. Perché un americano o un qualsiasi altro cittadino del mondo in visita negli Usa, quando entra in una pizzeria che si fregia dell'appellativo italiana, vuol sentir parlare italiano e vuol gustare un'autentica pizza italiana». Assaggiamo un metro di pizza servito alla pala in tre differenti gusti, il più sfizioso dei quali è proprio il numero 28: speck, mozzarella di bufala e crema di tartufo. Voto dieci. Complimenti allo chef Nawell da Pinerolo. Il sorriso delle quattro «28's Angels» Costanza, Laura, Marta e Denise (quest'ultima cantante ed ex volto noto di «Uno Mattina», ndr) merita un altro dieci. Probabilmente, se anche la pizza non fosse all'altezza, grazie a loro ne ordineremmo altre pale. Belle, cortesi, solari e soprattutto italiane. Accoglienza, clima, ambientazione, voto dieci. Senza esagerazioni. E magari capita di incontrare seduti al tavolo Matt Dillon o un turista d'eccezione, Nicolas Vaporidis. Luigi spiega, racconta e si racconta. «Quando sono arrivato qui, non sapevo nemmeno bene l'inglese, e al posto di Numero 28 c'era un fast food di quarta categoria. Il locale sta riscuotendo un gran successo, ed è una delle mete preferite per chi vuol mangiar bene e trascorrere una serata in compagnia qui nell'East Village, vecchio quartiere povero, oggi tra i più cool e trendy di Manhattan». Oltre alla pizza, non mancano del buon vino e del buon caffè espresso, sempre raro da quest'altra parte dell'oceano. Il conto, alla portata di tutte le tasche, si paga, ovvio, in contanti, anche se il locale e' munito di immancabile «cachmachine», il bancomat a stelle e strisce. Prossimo lancio, suggeriamo, la focaccia genovese. «Nel frigorifero di casa mia a Brooklyn non manca mai la focaccia di Recco», esclama con gli occhi lucidi Luigi. «Ne faccio scorta ogni qualvolta torno in Liguria».