Vaj: «La parola d’ordine? Un vero sistema fieristico»

Nel Forum di novembre sottolineato come gli expo «fotocopia» siano dannosi

Gli interessi commerciali e le valenze culturali dello stile italiano dell’abitare sono promossi, in Italia e nel mondo, da Federlegno-Arredo, la Federazione che nell’ambito di Confindustria rappresenta le industrie del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento. Una realtà con oltre 2.300 aziende iscritte, che fattura 37 miliardi e occupa 410mila addetti. E che, dopo un 2005 caratterizzato da una contrazione del fatturato di quasi il 3%, ha rivisto il sereno nell’anno che si è appena chiuso, tornando a crescere seppure in modo differenziato a seconda dei settori. Comparti che, nel contesto di una filiera articolata come quella del legno-arredamento, si trovano ad affrontare sfide diverse, alle quali sono chiamate a rispondere le 10 associazioni (una per ciascun comparto) che operano all’interno di Federlegno-Arredo. Tra queste, una delle più datate (è nata nel 1975) e attive è Asal Assoallestimenti, che riunisce 253 aziende allestitrici di fiere e mostre.
Un dinamismo, quello dell’associazione presieduta da Pierpaolo Vaj, espresso anche attraverso iniziative come il 1° Forum nazionale della filiera fieristica, organizzato a Milano in novembre. L’incontro, al quale hanno partecipato gli amministratori delegati delle principali Fiere nazionali, da Milano a Roma, da Bologna a Padova, ha avuto come filo conduttore la necessità, per il settore fieristico italiano, di «fare sistema», armonizzando le attività delle sue diverse componenti. Un obiettivo al quale anche la politica è chiamata a contribuire: «Nonostante i cambiamenti in atto e le sfide che ci attendono - commenta Vaj - il dibattito politico e le riflessioni economiche sul sistema fieristico sono limitati. Eppure l’industria fieristica rappresenta un’opportunità per il nostro Paese, chiamato a controbilanciare la perdita di parte della produzione manifatturiera con la crescita di servizi ad alto valore aggiunto, di cui la Fiera è il principale motore». Il Forum milanese, che avrà cadenza biennale, è servito per mettere in evidenza le principali strozzature che ostacolano l’efficienza del sistema. Una per tutti, la realizzazione di consistenti piani d’ampliamento da parte degli enti fieristici, con l’aumento dell’offerta di spazi e manifestazioni, a volte in competizione tra loro. «Creare doppioni significa affossare il settore - spiega Vaj -: che senso ha organizzare il Cibus a Parma e a Roma, o dare vita a due fiere del vino, a Verona e a Milano? Non è possibile che ogni città voglia la sua fiera, percorrendo l’Autosole, se ne trova una a ogni casello».
Altro punto caldo, la richiesta di una maggiore tutela delle singole specializzazioni nell’ambito della filiera. «Oggi l’ente fiera si è sdoppiato - prosegue Vaj -: in una Fondazione, che ha la proprietà dell’area, e in una società per azioni (controllata dalla stessa Fondazione) che tende a fare di tutto: la gestione degli spazi, l’organizzazione delle mostre e, da ultimo, anche la fornitura dei servizi. Cioè, il nostro mestiere». E lasciare tutto nelle mani di un unico operatore, è l’allarme dei promotori del Forum, rende il sistema inefficiente e indebolisce il moltiplicatore economico collegato al settore fieristico. Ma come invertire la tendenza? Per ora, dando vita a un comitato interassociativo, comprendente i quartieri fieristici, gli organizzatori di mostre e i prestatori di servizi. «Il suo compito - conclude Vaj - sarà quello identificare gli ambiti di collaborazione e controllare che ciascuno si muova nel rispetto delle regole, no»n abusando di posizioni dominanti. Poi, in occasione del prossimo Forum, tireremo le somme».