In Val Nervia, scrigno di sapori

Rocchetta Nervina (Imperia)Si sono decisi, finalmente, a mettersi insieme, buttando alle spalle vecchie ruggini e ancora più antiche rivalità che risalgono al tempo dei padri, dei nonni e magari anche dei bisnonni: sono i giovani produttori - per ora sette, ma è già un bel passo avanti - del Rossese di Dolceacqua. Quel Rossese «vero, duro e puro», nel senso di autentico e sincero, come si conviene a un vitigno e a un vino di alto lignaggio che ha convinto i palati più esigenti, ma fa parte pur sempre di una ristretta nicchia di mercato. E dunque questi «magnifici sette», capaci e entusiasti, con poderi in Val Nervia e dintorni, entroterra d'Imperia, hanno costituito una Associazione di produttori che punta a promuovere il Rossese, la sua tipicità e specificità, ma inserendolo in un ambito che comprende anche le altre eccellenze del territorio: i carciofi di Perinaldo, i fagioli di Pigna, le castagne dell’Alta Val Nervia, il turtun di Castelvittorio, la michetta di Dolceacqua. E, naturalmente, l’olio extravergine di olive taggiasche che raggiunge da queste parti - sottolinea l’assessore regionale Giancarlo Cassini, che qui ha le radici e da qui non si vuole staccare - raggiunge una delle massime espressioni. Per presentare le annate più recenti di Rossese e salutare i progressi di vitivinicoltori e oliandoli, la Comunità Montana Intemelia, spinta da Gino Baratella che è il responsabile area attività produttive, ha dedicato anche l’edizione di quest’anno, la settima, della rassegna «I tesori della Riviera dei Fiori» alla valorizzazione delle produzioni tipiche locali.
Doppio appuntamento, quindi, a Rocchetta Nervina, nelle sale panoramiche dell’Hotel Lago Bin - uno scenario da favola, a due passi dai contrafforti dei monti Toraggio e Pietravecchia frequentati da frotte di escursionisti soprattutto francesi e tedeschi -, per celebrare aromi e sapori del nettare di Bacco con una degustazione guidata da Paolo Massobrio e Marco Gatti del Club Papillon. Nei calici, a sottoporsi alla prova del fuoco del palato degli esperti, sono stati i vini delle aziende Terre Bianche della famiglia Rondelli (che in località Arcagna gestisce anche il caratteristico e confortevole agriturismo omonimo), Cantina del Rossese dei fratelli Gajaudo, Ka*Manciné, Pisano Danila, Foresti Marco, Maccario Dringenberg e Tenuta Anfosso (questi i sette riuniti in associazione), oltre alle aziende Taggiasco Leonardo, Perrino, Tornatore Giuseppina, Poggio Marino, Riviera dei Fiori Scarl, Caldi Luigi, Terra dei Doria, Poggi dell’Elmo e Tornatore Antonio Abele. Successo pieno, con una media buona e qualche punta di ottimo. Un consenso che si è ripetuto più tardi a tavola, con gli abbinamenti dei vini locali ai piatti proposti dall’estro del giovanissimo e già affermato chef Matteo Panfilio, titolare da pochi mesi della «Locanda dei Narcisi» in frazione Bettole di Pozzolo Formigaro, nell’Alessandrino. Quantunque «in trasferta», Panfilio, coadiuvato dalla mamma Enza Narcisi, ha spaziato dai necci farciti con robiola di capra e gamberi di Sanremo in tempura di nocciole Piemonte, alle tagliatelle di seppia su insalata di carciofi di Perinaldo e toma di pecora brigasca. E ha proseguito con le tagliatelle al nero di seppia con ragù di mare e scampi, filetto di tonno su crema di fagioli bianchi di Pigna e sorbetto alla cipolla rossa, per finire col tiramisù ai profumi di Rossese e vaniglia e granita di Rossese. Il condimento, uno solo: olio extravergine di taggiasca. Che il giorno seguente è stato a sua volta protagonista della premiazione del «IX Concorso» riservato alle aziende del Ponente ligure. Tre i premiati: per la categoria «Miglior olio bio» il massimo riconoscimento è andato all’azienda Patrizio Gamba di Apricale, per il «Miglior extravergine di oliva taggiasca Dop» all’azienda Roberto Rota di Camporosso, e per il «Miglior extravergine di oliva taggiasca» all’azienda Paolo Cassini. Quest’ultimo è da tempo nell’agenda (e nel cuore) degli assaggiatori più severi e dei consumatori altrettanto esigenti, anche per via di un frantoio in quel di Isolabona che pare un tempio laico consacrato alla taggiasca e a tutto quanto si può trarre dalla taggiasca con sapiente e mai appagata ansia di sperimentazione.
Un simbolo, in fondo, anche questo dello spirito che anima vignaioli e oliandoli della Val Nervia, continuamente impegnati al miglioramento qualitativo di prodotti che sono e vogliono rimanere espressioni di un ambiente naturale e umano unico e incontaminato.