Valanga in Friuli: muoiono due speleologi

Quattro escursionisti del gruppo sono ancora all’interno della grotta ignari della tragedia dei loro compagni

Lorenzo Scandroglio

Tanto bello e appassionante è scendere nelle sue viscere, tra le più profonde dell'intero arco alpino, tanto pericoloso è avventurarsi sulle sue pendici, soprattutto quando al ghiaccio sopraggiungono neve fresca e nebbia. E così il massiccio del Canin, in Friuli, ha fatto altre due vittime: sono gli speleologi ungheresi Attila Szabo, di 33 anni, e Anna Erdei, di 30, travolti da una valanga che non ha dato scampo ai due giovani. Una tragedia - la più grave - che fa seguito a una serie di valanghe e slavine che nei giorni scorsi hanno creato non pochi problemi su vari fronti dell’arco alpino. Ieri pomeriggio, ad esempio, in Vallese ben tre valanghe hanno travolto nove incauti sciatori che praticavano il loro sport fuori pista. Per otto di essi soltanto molta paura ma nessun danno. Nessuna traccia ancora del nono disperso.
Ma torniamo al dramma che si è consumato in Friuli. I corpi delle vittime sono stati recuperati ieri mattina dalle squadre del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cave del Predil (Udine). Un terzo ragazzo - Kriston Szilard, di 34 anni - è vivo per miracolo. Solo perché era qualche passo più in là ed è riuscito a «galleggiare» sul fronte nevoso che franando ha travolto tutto e tutti.
I tre - che sabato scorso avevano incominciato la discesa nell'abisso «Gortani» unitamente ad altri sette colleghi, tutti ungheresi - erano appena usciti dagli anfratti, una gruviera di canali, forre, anfratti e grotte che scendono quasi per un chilometro dalla vetta del Canin e che ogni anno sono meta preferita di tanti appassionati della montagna e delle escursioni in grotta. Il tempo non era bello. Sull'intera zona era appena passata una perturbazione con neve in abbondanza. Poi il tempo era peggiorato. La temperatura si era alzata e la pioggia aveva preso il sopravvento tirandosi dietro una coltre di nebbia spessa così.
Forse perché poco preparati o perché assolutamente a digiuno della zona - l'ingresso agli anfratti del Bila Pec è un vero e proprio catino - hanno deciso di avventurarsi, cioè di fare ritorno al campo base di Cave del Predil. Una prima slavina, di dimensioni ridotte, li ha investiti verso le 13 di ieri. Sono però riusciti a riemergere dalle neve e dare subito l'allarme ad alcuni amici in Ungheria. «Siamo stati sfiorati da una slavina», hanno detto, poi più nulla. Una valanga dalle dimensioni più consistenti - per un fronte di circa 500 metri - li ha travolti probabilmente di lì a pochi attimi. Uno è stato solo sfiorato, gli altri due sono rotolati a valle e per loro non c'è stato più nulla da fare. Sono stati trovati a circa cento metri uno dall'altra.
Prima è stata trovata la ragazza, poi il ragazzo. Alla stazione della Guardia di finanza di Sella Neve (Udine), dove i corpi sono stati composti, è stato Kriston, ancora sotto choc, a riconoscerli. L'attenzione poi è stata dirottata verso gli altri sette speleo ancora in grotta. Tre sono usciti poco dopo mezzogiorno di ieri quando in zona c'erano ancora le squadre del soccorso in azione. Sono stati subito trasportati alla caserma della Guardia di finanza di Sella Nevea dove hanno potuto rendersi conto della tragedia. Gli altri quattro compagni sono ancora sotto il Canin. Ignari di tutto.