Valanga Lazio, Galeone affondato

Emiliano Leonardi

Verrebbe da dire «troppa grazia!» nel leggere sul tabellone dello stadio Olimpico il 5 a 0 finale di Lazio-Udinese, giunto al termine di cinque settimane durante le quali la squadra di Formello aveva inanellato appena due sconfitte e tre pareggi.
Perché il risultato roboante (che fa il pari con le cinque sberle inflitte dai friulani ai laziali nella stagione 1984/85) ottenuto ai danni di una formazione allo sbando (ma che si era presentata a Roma vantando la miglior difesa del campionato, almeno fino alle 15 di ieri pomeriggio) è un’abbuffata che dopo il periodo delle vacche magre rischia di creare illusioni così come ne creò a dismisura il poker rifilato al Torino il 30 settembre. Quindi questa volta prenderemo la straordinaria vittoria con le molle, in attesa della controprova che andrà in scena domenica prossima a Messina davanti a Bruno Giordano, cannoniere laziale degli anni Ottanta beffato dal cagliaritano Daniele Conti in pieno recupero al Sanfilippo. E lì, oltre a bissare il nerbo atletico mostrato davanti a Iaquinta, bisognerà rifarsi anche dell’estromissione dalla coppa Italia di fine estate. Però ammettiamolo: il rombo studiato da Delio Rossi, se portato avanti con gli uomini giusti, funziona. Ledesma sul vertice basso, Mutarelli e il ritrovato Firmani sulle fasce, Mauri trequartista dietro le punte al posto di Quadri, annunciato più volte in settimana e relegato in panchina quasi a sorpresa. Pretattica? Forse, anche se ieri, per fronteggiare la derelitta armata-Galeone, sarebbe bastata anche la formazione Primavera e non la prima squadra.
Così, in un pomeriggio dove gli spalti dell’impianto romano sono stati meno vuoti del solito grazie all’iniziativa studiata dal gotha dirigenziale (ogni abbonato avrebbe potuto portare allo stadio due amici, con biglietti acquistabili a prezzi stracciati), abbiamo ammirato la ritrovata verve di Pandev, intravista appena a Empoli, oltre ai rivitalizzanti Oddo e Mauri. Per non parlare di Rocchi, diventato papà da pochi giorni e in «formato doppietta» poco meno di tre mesi dopo l’ultimo uno-due rifilato a una difesa avversaria. Allora - il 20 agosto - era quella del Rende, sparring partner di coppa Italia sconfitto 4 a 0. Donadoni l'ha subito premiato, convocandolo in vista della gara con la Turchia. E con lui ha chiamato anche gli altri due appena usciti dal letargo, Oddo e Mauri, appunto. Inevitabili la gioia e la soddisfazione, soprattutto dopo aver constatato che, complice un campionato sotto tono e una classifica corta, la Lazio è a quattro punti dalla zona Champion’s League. Un buon risultato, anche se Delio Rossi è sembrato non curarsene a fine partita, forse proprio per la necessità di trovare quanto prima conferme alla seconda vittoria casalinga stagionale: «La squadra si è espressa su grandi livelli. Avevamo vinto solo una partita in casa. Siamo un buon gruppo, abbiamo fuori dei giocatori importanti. Sono convinto che sia una buona rosa, ma dobbiamo giocare sempre con l’atteggiamento giusto come contro l’Udinese». Che forse esonererà in settimana Giovanni Galeone, le cui uniche colpe sono quelle di avere un organico da seconda fascia. Ma nel calcio servono i risultati, e Delio Rossi lo sa bene. Anche se ammette che lui è sempre stato tranquillo e che «non dovevamo fare cinque gol per conquistare il pubblico: ma è evidente, la squadra si è espressa su grandi livelli». Come è stato spesso riportato dai media, l’allenatore di Rimini è il valore aggiunto di questa formazione. Perché conosce il football e sa trascurare le polemiche. Come quella su Rocchi: «Sono il primo tifoso di Tommaso. È uno dei pochi che va sempre in doppia cifra senza calciare rigori. Se certe volte lo sostituisco lo faccio solo per necessita».
Per la cronaca, con i due rifilati a De Santis, l’attaccante veneziano ha toccato quota 51 gol in serie A. Per ora smorziamo i riflettori sulla Lazio, salvo riaccenderli appena su Behrami, che domenica dovrebbe tornare a percorrere la fascia destra. In settimana verrà testato nel corso dell’amichevole Svizzera-Brasile. Forse è il caso di dire «fortuna che ottobre è finito!».