Una valanga di messaggi intasa il sito di Sharon

«Tutto il popolo è al tuo fianco». «Preghiamo per te». Le e-mail da ogni parte del mondo sono un fiume in piena e costringono i gestori ad aumentare il personale

Mara Vigevani

da Gerusalemme

Il Paese è fermo. Da due giorni le televisioni israeliane hanno interrotto la normale programmazione per dare spazio a una diretta no stop sugli sviluppi della salute di Ariel Sharon.
Non dorme più, Israele. Pensa alle notizie che si accavallano da ore sulle scarse possibilità di recupero, sulla paralisi degli arti inferiori, sull'incoscienza del primo ministro. Sta incollato alla televisione, con l'ansia delle brutte notizie e il bisogno di rassicurazioni, dipendente dalle caute parole dei medici e dalla speranza, legata all'idea dell'uomo forte e stabile («è sempre stato uno che combatte - ha detto durante l'operazione il portavoce di Sharon - speriamo che vinca anche questa battaglia»).
Prega, Israele. Per le strade o mandando messaggi di solidarietà via Internet. Alla vigilia dello Shabat, giorno di riposo in Israele, in cui tutti, religiosi e non approfittano per interrompere la vita frenetica, gli israeliani si sono ancor più stretti vicino alla famiglia Sharon. Ai figli Omri e Ghilad, alla nuora Inbal e ai nipotini.
Sul sito internet del partito Kadima una valanga di messaggi, decine ogni minuto. Migliaia di persone hanno augurato al loro primo ministro una veloce guarigione. Addirittura, di fronte alla massa di messaggi e-mail, il personale che gestisce il sito è stato rafforzato. Nella maggior parte si tratta di poche parole, dettate dal cuore. Siamo afflitti, ti vogliamo bene, preghiamo per te, dicono la maggior parte degli autori di questi messaggi. Sono le 15.43 quando la famiglia Merilli annuncia: «Preghiamo per te». Nell’era di internet i messaggi non provengono solo da Israele, ma anche dal Brasile, Inghilterra, Stati Uniti ed altri Paesi. Liron Loewenthal si domanda: «Dove ci sono al mondo altre persone come te? Combattente valoroso, tutto il popolo è al tuo fianco». Filosofico anche Oren Arar: «È la natura umana spiega che rende difficile comprendere quanto una persona manchi, se non quando essa non è più al tuo fianco. Arik, manchi a un Paese intero». Anche un asilo nido di Yahud, presso Tel Aviv, vuole esprimere oggi i propri sentimenti: «Persona stimata», si legge e il personale dell'Asilo Lotan si augura un pronto ristabilimento. «Ti riavrai, assicurano i bambini, tornerai forte, come un leone».
Migliaia di messaggi hanno tempestato anche i siti dei maggiori quotidiani israeliani. Più di mille messaggi sul sito Ynet e altrettanti su quelli di Haaretz e Maariv. Iniziano a vedersi anche messaggi di tipo più politico «Ehud Olmert, siamo con te», «Peres è arrivato il tuo momento», e di cittadini più realisti «Smettetela di torturare Sharon, se Dio ha deciso cosi lasciatelo andare», «Per il bene di Sharon e del paese, lasciatelo morire in pace», scrive Yehuda. Bat Sheva Shtraukler è una delle poche cittadine che è riuscita a incontrare Omri Sharon, il figlio del premier: «Sono andata a offrirgli dei biscottini» ha detto al secondo canale della tv israeliana. «Omri sembra star bene, mantiene un morale alto, mi ha detto che sperano che la settimana prossima le condizioni del loro padre migliorino».
Intanto i conduttori televisivi assumono un tono sempre più cupo, l'abbigliamento è già diventato scuro, sembrano già pronti al lutto. Lentamente, Israele si sta preparando al peggio, anche se la speranza è sempre l'ultima a morire.