Valanga di messaggi: "Silvio ripensaci"

Centinaia di email dai lettori del "Giornale" dopo l’editoriale di Belpietro "Caro Cav non la seguo"

da Milano

Se proprio Silvio Berlusconi non vuole dare il suo assenso all’uso delle intercettazioni chiesto dal gip Clementina Forleo, che almeno lasci libertà di voto ai parlamentari di Forza Italia. Suona così nero su bianco, l’appello che ieri il popolo azzurro ha lanciato al suo leader. A centinaia hanno scritto al Giornale da tutta Italia, per dare ragione al direttore Maurizio Belpietro e per dare torto, «forse per la prima volta» hanno specificato in molti, all’ex premier.
«Caro Cav non la seguo» si intitolava l’editoriale nel quale ieri Belpietro spiegava di comprendere le ragioni per cui Berlusconi, che «per anni si è battuto contro lo strapotere dei magistrati e contro indagini mirate», adesso voglia restare coerente. Ma, se pure responsabile di un giornale che da anni «denuncia lo strapotere delle toghe e le campagne giudiziarie con obiettivi politici», il direttore chiedeva chiarezza. In particolare sugli «intrecci d’affari e potere che negli anni la sinistra ha costruito, abbattendo il muro della superiorità morale che i Ds hanno edificato». È stato subito plebiscito per quelle righe, in un susseguirsi di lettere ed e-mail nel segno di: Berlusconi ci ripensi, e se non può lasci i suoi liberi di scegliere. Non che i suoi elettori non vedano la delicatezza della questione, «il no di Silvio è la riprova di che persona integerrima sia» scrive Roberta Bartolini, e «dobbiamo ringraziarlo perché la privacy è sacra per chi ama la libertà» annota Amelia Tersigni. Epperò, questa volta la vicenda è troppo grande per non andare fino in fondo, è la convinzione dei più. «Le azioni giudiziarie contro il Cavaliere sono state esagerate in passato e ne sono la prova le assoluzioni - scrive per esempio Agostino Manca -. Anche in questo caso se Fassino e D’Alema sono veramente estranei ai fatti lo decideranno i giudici di Milano, che devono poter fare il loro mestiere». Che poi, «è ora che i nostri politici se non hanno niente da nascondere si assumano le loro responsabilità» avverte Mario Marchesi, e «lasciamo che la giustizia faccia il suo corso, come del resto ha lasciato fare la sinistra nei confronti di Berlusconi» aggiunge Gianni Baini. Perché, ecco, è opinione diffusa che la nobiltà d’animo serva a poco, «il suo fair play verso i sinistri è come perle ai porci» annota Rolando Baldini, «il Cav. ricordi il comportamento di questi signori quando lui subiva decine di attacchi dalla magistratura proprio di Milano» suggerisce Carlo Brutti.
In tanti chiedono a Berlusconi di ascoltare la «gente comune», che «è schifata e non ne può più» lamenta Maurizio Mattioli, che «in strada nei bar o sui blog chiede pulizia, e non importa che il politico sia di destra o di sinistra» segnala Paolo Consoli, e che «sente i politici come una classe di profittatori di regime, avida e parassitaria» s’infervora Alfonso D’Auria, che addirittura paventa una «rivoluzione, borghese o proletaria che sia, quando la misura sarà colma». E così c’è chi si sente «tradito» come Sergio Strummiello, chi «deluso» come Luigi Fassone e Gino Falzoni, chi si domanda «dove va a finire questa Casa delle Libertà» come Giveri, chi ha «l’impressione che Berlusconi voglia ingraziarsi i Ds» come Pasquale Mirante.
Perché il problema è capirci qualcosa, anche, e non a caso le e-mail che meglio riassumono il pensiero degli scontenti sono due. Quella di Massimo Ascoli: «Sarebbe bene che Berlusconi chiarisse meglio i motivi della sua decisione perché, così a prima vista, sembra voler tutelare i privilegi dei parlamentari». E quella di Salvatore Ielario: «Sono un sostenitore sfegatato di Berlusconi, ma non comprendo questa sua presa di posizione. La politica deve cambiare, servono trasparenza e correttezza, possibile che lui, il meno politico di tutti, non se ne renda conto?». Spiazzati, ecco, quelli che «io Berlusconi l’ho sempre difeso ma questa volta non capisco» come Michele De Paola.
Tanto più che c’è un altro aspetto: «Il no all’utilizzo delle intercettazioni intacca lo zoccolo duro di Fi» scrive Giuseppe Morabito; «Questi sono voti persi che non torneranno» prevede Ulisse Morris; «Forza Italia voterà no alla richiesta di utilizzo delle intercettazioni? Noi voteremo no a Forza Italia» minacciano Silvia Franchi e Paolo Angeli. Sullo sfondo ma nemmeno troppo, la sensazione dell’occasione persa, la spallata mancata. Sarà magari poco elegante, ma così è: «Non dubito della determinazione di Berlusconi a essere fedele agli alti valori e princìpi liberali e garantisti, ma la dittatura cattocomunista impone di usare tutti i mezzi per scalzare questo governo», scrive Chiarella Piana. «Ma lo vuol mandare a casa o no questo governo?» domanda Mario D’Alfonso. E insomma, esorta lapidario Filippo: «Caro Silvio lascia stare i princìpi: il fine giustifica i mezzi».