Valbisagno A Sant’Eusebio un intero quartiere è «abusivo»

La gran parte di un quartiere di San Eusebio, destinato inizialmente a diventare una magnifica colonna celebrativa eretta sulla collina di Montesignano, come gloria dei programmi sociali di costruzione attuati in gran parte da alcune cooperative edilizie (grazie anche e soprattutto ai contributi pubblici) praticamente risulta abusivo.
Questo è il primo dato allarmante che emerge dalla denuncia di alcuni cittadini che da anni hanno aperto un contenzioso con le imprese costruttrici a causa di una serie di inadempimenti considerati «gravissimi».
«Quando fu presentato il progetto - ricorda Manlio S. - che abita in via Valtrebbia, si parlava di una serie di servizi essenziali quali spazi pubblici o riservati alle attività collettive, verde attrezzato, centri commerciali, parcheggi pubblici, complessi scolastici, centri per anziani e addirittura una piscina coperta. Ma a distanza di oltre 20 anni, non solo nessuna di queste opere è mai stata iniziata, ma addirittura nessuno vuole dare i permessi di abitabilità a gran parte di queste abitazioni».
Infatti, a tutt'oggi non esiste né il permesso dei tecnici del vigili del fuoco, che reputano la zona altamente a rischio idrogeologico e, giocoforza, di conseguenza senza quel permesso non giunge nemmeno quello degli uffici di palazzo Tursi.
Coinvolte in questa storia che ha dell'incredibile, intere palazzine per centinaia di appartamenti e oltre 200 box auto, locali anch'essi senza alcun permesso del caso, ma occupati normalmente da auto e moto. Una strana storia cominciata nel lontano 1989 quando venne deciso di unire via Valfontanabuona con via Valtrebbia e costruire nella circostante collina, una serie di lotti abitativi residenziali con tanto d'ingressi privati, giardini pensili e box auto a portata di mano. Un progetto che accostato anche alle precedenti promesse per la costruzione di servizi elencati in precedenza dal signor Manlio, avrebbe sicuramente ridato lustro e credibilità a una zona che in quegli anni era famosa solo grazie alle scorribande dei teppisti di via Mogadiscio e via Terpi. «Ma che subito destò parecchie perplessità - racconta Manlio - infatti, sapevamo che quella collina era stata dichiarata proprio dagli esperti del comune franosa e altamente a rischio».
Una giustificata preoccupazione che a distanza di 20 anni si manifesta in tutta la sua cruda realtà, basta fare un giro qua e là infatti, per scorgere ovunque abbondanti e continue infiltrazioni lungo i muri perimetrali, tracimazioni di acque piovane dalle gronde lungo le facciate, giardini in estensione a causa del continuo smottamento del terreno e giardini pensili che «annaffiano» i box sottostanti. Naturalmente, con questi presupposti nessuno darà mai il permesso di abitabilità ai suddetti alloggi ma nonostante ciò, si continuano a costruire posti auto e la compravendita e contrattazione di quest'ultimi, avviene alla luce del sole con tanto di annunci e volantini pubblicitari.
«Anche il muraglione che sorregge tutta la zona da tempo mostra alcune crepe preoccupanti e basta vedere le dimensioni dello stesso e tutto ciò che su di esso sovrasta, per capire quanto sia pericoloso un ulteriore cedimento del terreno. Si consideri inoltre - conclude Manlio S. - che per legge ogni edificio deve essere assicurato, ma trattasi anche in questo caso di una ulteriore presa in giro perché qualsiasi incidente dovesse accadere (come per esempio l'incendio in un box il quale, trovandosi in mezzo ai giardini, provocherebbe danni inimmaginabili), non essendoci i regolari permessi la società di assicurazioni non sarebbe tenuta a pagare nessun tipo di danno: lo dice una clausola sotto la voce «dolo e inadempienza contrattuale da parte del contraente».
Una battaglia fatta a colpi di carte bollate che ha dato i suoi primi frutti nel lontano 1997 quando, un apposito collegio arbitrale condannò le imprese a riparare i danni per ottenere l'abitabilità, lavori che a detta dei membri del comitato in difesa del quartiere e sotto la vista di tutti, non sono mai stati eseguiti.