Vale che spavento «Elias ti perdono, ma non riprovarci»

Lo spagnolo lo butta a terra e gli sfiora la testa con la moto. Dal 2001 Rossi aveva sempre vinto il primo Gp: «Ero da podio, ora dovrò inseguire»

Nanni Scaglia

da Jerez

Grande anche nel giorno del disastro. Del Valentino Rossi campione si conosce ogni aspetto, ma il Valentino Rossi operaio è una novità assoluta. Tamponato dopo poche centinaia di metri da Toni Elias e finito a terra senza poter fare nulla, impaurito per aver visto la Honda di Elias passargli a pochi centimetri dal casco, il campione del mondo aveva tutte le ragioni per tornarsene ai box a sbollire la rabbia, a meditare su quello che era successo. Invece, dopo un attimo di sgomento iniziale e di comprensibile collera, Valentino è corso verso la sua Yamaha stesa nella sabbia, l'ha rialzata, ne ha valutato i danni e, nonostante la leva del freno posteriore rotta e i due semi-manubri storti, ha deciso che era il caso di continuare per provare a raccogliere qualche punticino. E ancora una volta ha impressionato, perché in quelle condizioni ha girato comunque più forte del compagno di squadra Edwards e dalla diciannovesima posizione è risalito fino alla quattordicesima, premiato da due punti mondiali.
«Da quando sono venuto a Jerez - è la sconsolata analisi di Vale - è stato un incubo. Nei test invernali è saltato fuori il problema del chattering, della vibrazione della ruota anteriore, poi siamo arrivati qui per la gara con un gran bisogno di girare, di provare a trovare delle soluzioni. Venerdì abbiamo perso il turno del mattino per la pioggia, sabato pomeriggio sono caduto per l'olio lasciato sulla pista dalla Ducati di Cardoso, in gara sono stato tamponato da Elias».
Eppure, nonostante i mille problemi e una moto tutt'altro che a punto, Rossi era sicuro di poter lottare per il podio. «Ho fatto una grande partenza dalla terza fila e quando sono arrivato alla prima curva ero terzo dietro alle Ducati e a Melandri. Avrei anche potuto forzare la frenata per passare subito Marco, ma ho deciso che non era il caso di prendere rischi. Vista come è andata, forse sarebbe stato meglio provarci... La moto non era a posto, il problema del chattering era sempre evidente, ma anche così avrei potuto fare una buona gara, che significa lottare con Hayden per l'ultimo gradino del podio, perché Capirossi e Pedrosa avevano un altro ritmo».
A fine gara, quando ancora erano in pista, Elias gli ha subito chiesto scusa e lo ha fatto nuovamente una volta ai box, andando immediatamente nel garage della Yamaha. «Ero partito bene - ha spiegato lo spagnolo del team Gresini - ma Nakano mi ha spinto verso il cordolo. Sono finito lungo e non ho potuto fare niente per evitare il contatto. Mi dispiace moltissimo».
Rossi ha una visione un po' differente dell'accaduto: «Elias è partito come se fosse l'ultima gara e non la prima, caricato forse troppo dal volere fare bene a tutti i costi davanti ai suoi tifosi. Comunque sono cose che capitano, anche se, naturalmente, spero che sia la prima e anche l'ultima volta. Quando sono risalito in sella, la moto era un po' storta, ma era giusto continuare. Adesso sono costretto a inseguire e per recuperare lo svantaggio è necessario ritrovare competitività».
Erano cinque anni consecutivi che Valentino vinceva la gara inaugurale e la battuta d'arresto di Jerez è ulteriormente difficile da digerire. Anche perché Capirossi e Pedrosa cominciano a fare paura per davvero. «Loris a Jerez ha dominato e si è espresso a un livello che noi non ci siamo nemmeno sognati. In gara ha sempre avuto la situazione sotto controllo e se le Bridgestone saranno costanti per tutto il campionato, allora sarà un avversario veramente molto temibile». Poi l'elogio allo spagnolo, già designato come suo erede dopo le prove. «Pedrosa è andato fortissimo, ha fatto una gran gara».
Fa specie vedere Rossi così indietro in classifica, era dal 2000 che non accadeva e il suo inseguimento renderà ancora più avvincente un mondiale che si annuncia molto equilibrato e nel quale Valentino ha ancora tutto il tempo per essere protagonista. «Chi vuole vincere il mondiale, deve fare soprattutto i conti con Rossi, è sempre lui il pilota da battere», conferma Loris Capirossi, l’uomo del giorno, dall'alto dei suoi 25 punti in classifica.