Vale Rossi: mi ritirerò da campione del mondo

Il Dottore si confessa alla vigilia del Gp d'Italia. "E' il mio sogno lasciare così. Se vinco quest'anno, sarà il successo più bello della mia carriera. Col fisco sono ok e domenica sarò l'unico in pista che vive nel suo Paese"

Valentino, è sbagliato dire che sta facendo andare forte due Yamaha?
Ride. «Con la pressione che ho messo sul reparto corse Yamaha, ne faccio andar forte quattro: anche quelle del team satellite. Comunque sì, certamente due: la mia e quella di Lorenzo».

Davvero tosto lo spagnolo.
«Jorge è bravissimo. E per quelli bravi come lui, il punto di riferimento diventa chi ha vinto sette titoli mondiali».

Però Lorenzo lavora bene.
«Sì e giustamente sta anche sfruttando il lavoro che ho fatto lo scorso anno sulla Yamaha gommata Michelin. Diciamo che è arrivato al momento giusto».

Dovrebbe essere fiero di avergli preparato un così bell'ambientino...
«Più che altro sarei fiero se mi arrivasse sempre dietro. Quando me lo trovo davanti non è che sono tanto contento».

C'è chi corre per soldi, chi per vincere, Valentino corre per essere il migliore. Chi l'ha detto?
«Vasco Rossi. Dice sempre che per lui sono quello della canzone di De Gregori, “Buffalo Bill”. Mi piace molto questa definizione, e detta da Vasco è quasi commovente; è una persona molto molto profonda. E sensibile».

Per cui non corre per i soldi.
«Questo è il mio lavoro e io sono diventato ricco correndo in moto. Per cui è normale che anche questo aspetto sia importante. Ultimamente, però, e credetemi, io corro solo per me, per essere il migliore, per dimostrare qualcosa a me stesso… La verità è che voglio cercare di essere sempre in lotta per il mondiale fino al momento in cui deciderò di smettere, di ritirarmi».

Neppure Giacomo Agostini c'è riuscito.
«E invece è il mio obiettivo… L’altra sera ho visto American Gangster…»

Che c'entra il film?
«C'è una battuta. Dicono: ritirarsi quando vinci non è uguale a ritirarsi... È vero».

Sottile differenza.
«Molto sottile. E io sto lavorando per quella sottile differenza. Lavoro sulla mia testa, sul mio fisico, perché ho 29 anni e non più 20: per cui devo allenarmi molto, ma vale la pena soffrire per restare al top finché smetto. Non potrei fare questa vita per finire sempre quarto. Nel caso, meglio restare a casa».

Dopo Le Mans, è a 4 successi dal record assoluto di Agostini per la classe regina (68 vittorie).
«Ci tengo. È un primato incredibile».

Come vorrebbe che fosse il suo ritiro?
«Vorrei lasciare un buon ricordo. Andar via con classe, con eleganza».

Però è dura lasciare sul più bello…
Ride. «Davvero non facile».

Perché se vince, vorrà restare.
«Esatto. Sarà dura, tanto dura».

Schumi non ce l'ha fatta.
«Eh, sì».

Schumi doveva mollare dopo il 2004…
«Esatto. Però nella sua ultima stagione, se non si fosse rotta la Ferrari in Giappone, Schumi avrebbe lasciato da campione del mondo, non dimenticatelo...».

Ha detto: nel 2004-05 sono stato come un dio delle moto, però non si può sempre essere in forma divina. In che forma è adesso?
«Piuttosto buona. Nel 2004 era divina perché mi pareva regalata: era come se mi arrivasse dall'alto, dal dio dei motori. Ero nel momento di mio massimo splendore fisico-agonistico. Ora mi sento in grande forma, guido bene, ma questa forma è più costruita, più frutto dell'impegno. Diciamo che è meno divina ma altrettanto forte».

In gara, meglio la battaglia, o meglio involarsi e andar via come a Le Mans?
«Meglio la battaglia. Per me, partire e andar via davanti da solo per molti giri, è una situazione dove mi sento più in difficoltà».

Rossi-Lorenzo è più un Raikkonen-Massa o un Alonso-Hamilton?
«Nessuno dei due. Assolutamente non è Alonso-Hamilton. Perché Lewis ha messo molto in difficoltà Alonso. Non penso che Lorenzo possa far lo stesso con me. E poi Hamilton aveva tutta la squadra dalla sua parte e Alonso gli metteva a posto la macchina. Facile così. Lo spagnolo ha sofferto di questo. Però non siamo neppure Raikkonen-Massa. Perché Lorenzo è uno tosto: in Ferrari mi sembra che Massa vinca delle gare, ma che la punta sia poi l'altro. Per cui, diciamo che siamo più Lorenzo-Rossi, più Senna e Prost».

Tanti rivali agguerriti, non accadeva da vent'anni. Se dovesse vincere il titolo, sarà il più bello?
«Sì. Perché sarà il più sentito, il più cercato, il più faticoso anche per i continui allenamenti a cui mi devo sottoporre per correre contro i giovani».

Domenica il Gp d'Italia. Il primo in casa dopo i guai fiscali.
«Eh sì. Sarà una gara carica di valori. Perché adesso io sono tornato a vivere in Italia, e sono italiano a tutti gli effetti. Anzi, ricordatevi che, ora, sono l'unico pilota italiano… (ride) L'unico italiano fra gli italiani».

Sicuro?
«Le dirò di più: sono anche l'unico pilota che sta nella sua patria anche rispetto a tutti gli altri piloti del motomondiale».

Ne sembra proprio fiero.
«Eh beh!».

Le è costato caro.
«Più che altro mi è dispiaciuto che, quando è scoppiato il casino, sembrava che fossi solo io ad aver fatto così. Invece non è vero. Quindi sono felice di tornare al Mugello e correre il Gp d'Italia da italiano che vive in Italia. Sarà una bella sfida, pensando anche ai problemi in gara a inizio stagione, alla gente che mi diceva “ueh, 'sto Lorenzo è bravo, 'sto Lorenzo ti ha dato paga” e io porca miseria che rabbia che provavo a sentirmi dire così. Però, proprio anche per questo, sento che i tifosi italiani ce li ho ancora con me, mi sono sempre rimasti vicini».

Sicuro, anche dopo la bufera fiscale?
«Sì, perché, comunque, io ho risolto le mie cose da uomo; non mi sono messo a dire sciocchezze. Questo conta davanti alla tua gente… E poi non sono come mi hanno dipinto in quel momento: resto convinto, ne sono sicuro, che prima o poi la mia buona fede, in quel pasticcio, verrà fuori».

Da italiano in Italia: Valentino, i rifiuti di Napoli?
«Mi fanno molta tristezza perché l'Italia, dato il potenziale, dovrebbe essere cento volte meglio di quel che è. Ma qualcosa non va».
E l'Italia dove i ragazzini uccidono la fidanzatina perché è incinta?
«Questo non riguarda solo l'Italia, qui entriamo dentro l'animo contorto dell'uomo. Da quando ero piccolo io, venti anni fa, è cambiato tutto. Guardo il mio fratellino e mi accorgo che ha una vita diversa, altre idee rispetto a noi all'epoca. La verità è che, oggi, bisogna avere più palle e un carattere più forte per essere giovani. Perché i giovani, adesso, hanno molta più libertà di una volta».

E l'Italia dei due grandi partiti?
«Finalmente, molto meglio. Perché ora basta! Non si perda più tempo, da una parte o dall'altra, stop, finito, bisogna fare. Ora si pensi solo a risolvere i problemi. Sono d'accordo con questa semplificazione».

E l'Italia che non si arriva a fine mese?
«È come per i rifiuti di Napoli: io non voglio dire da che parte sto politicamente, però, adesso, questo governo ha la possibilità di dimostrare qualche cosa. Proprio perché non deve esistere che ci sia gente che lavora e non arriva a fine mese. Diciamo che, ora, il governo è come un pilota che ha finalmente le gomme e la moto giusta… Adesso spetta al pilota fare il risultato».