Valentina Cortese porta in scena le poesie alla Madonna della Merini

«Credevo commutare/ questi pilastri d'ossa con sorgenti/ di finissimo cielo/ e in cambio n'ebbi basi di pantano. (...) Il mio Dio sta immerso/ di là d'un palmo, e ho le dita monche/ per raggiungerLo in pieno!»: versi pieni di struggente anelito a Dio e di umana limitatezza scritti da Alda Merini, di cui alcune liriche dalla raccolta poetica «Magnificat» saranno interpretate a Valle Christi da una signora del teatro, Valentina Cortese, domani sera alle 21.30 (tel. 0185/64396, ingresso 16 euro). Lo spettacolo, accompagnato da brani di Marais, Abel, Bach eseguiti dal vivo con arpa e viola da gamba da Elena Spotti e Roberto Gini, segnerà anche il ritorno della Cortese in Liguria. Al termine dello spettacolo, sarà consegnato a Valentina Cortese un riconoscimento alla carriera da parte del Comune di Rapallo.
Nel «Magnificat. Un incontro con Maria», pubblicato e insignito nel 2002 del Premio Dessì per la poesia, la Vergine è dipinta come una donna giovane e fragile. Una figura, quella della Madonna, che non appartiene appieno né alla sfera del divino né a quella dell'umano, e che, mediatrice tra i due stati, ha incarnato per molti artisti la dolente umanità protesa al disegno divino e provata dal dolore, quello materno primo tra tutti. Sono nate così le splendide ed enigmatiche figure della Maria de «La buona novella» di Fabrizio De Andrè e quella de «Il vangelo secondo Gesù» del nobel portoghese Josè Saramago; in Alda Merini c'è forse qualcosa di più, proprio per il suo essere, oltre che artista, anche donna, per l'aver patito anch'essa la privazione delle figlie, a cui fu strappata durante i frequenti internamenti in manicomio. Ecco che nelle poesie del «Magnificat» la voce della poetessa e quella della Madonna si alternano, fino a confondersi.
«La poesia della Merini viene da lontano, dall'ignoto, dal Cosmo - ha dichiarato Valentina Cortese in una recente intervista -. La mia Madonnina fanciulla è una creatura di luce, di carne, fragile, smarrita, spaventata e perdutamente innamorata di Dio». Divulgatrice della parola poetica, come quando - nota il regista Fabio Battistini - interpretò la contessa Ilse ne «I giganti della montagna» di Pirandello nel 1967, la Cortese presta la sua voce all'appello più toccante della poetessa milanese: quello all'Amore verso gli altri, verso Dio, in un percorso segnato dal dolore e dal dubbio: «Amo, e Tu sai che l'anima mi è stanca:/ troppe volte abbattuto/ fu il fantasma del vuoto alle mie case!».