Valentino: basta sfilate, mi do al giardinaggio

Il couturier a Parigi per l’addio al mondo della moda: "Peccato non aver allevato il mio delfino"

Parigi - «Sono uno con le lacrime in tasca, ma alla mia ultima sfilata non piangerò: mi sento fiero e fortunato per quel che ho fatto in tanti anni di carriera». Valentino pronuncia queste parole nel salone dell’atelier di Place Vendôme a Parigi in cui si respira un’atmosfera d’altri tempi. Il più celebre dei nostri couturier è come al solito abbronzato e rilassato, mentre il suo storico socio, Giancarlo Giammetti, sembra una tigre pronta a sfoderare gli artigli per difenderlo da chissà quali attacchi. D’altro canto il lungo addio del maestro in corso ormai da oltre sei mesi ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro. Eppure fa effetto pensare che d’ora in poi questo marchio simbolo dell’Italia migliore verrà disegnato da una ragazza di 35 anni: Alessandra Facchinetti. Valentino dopodomani presenterà la sua ultima collezione di alta moda al museo Rodin. In passerella 74 capi mentre in sala ci saranno cinque top di fama planetaria: Eva Herzigova, Claudia Schiffer, Nadia Auermann, Carolina Kurkowa e Karen Mulder.

Carla Bruni sarebbe perfetta, come mai non l’ha invitata?
«Ci abbiamo provato, ma in questo momento ha altro da fare e la capisco: le auguro ogni bene».

Progetti per il dopo-sfilata?
«Il giorno seguente riceverò dal sindaco Delanoe la cittadinanza onoraria di Parigi. Poi partirò per il Brasile dove assisterò al Carnevale di Rio. Il 14 febbraio sarò a Mosca perché ho donato un abito da sposa che verrà messo all’asta per una serata benefica organizzata dall’associazione della top model Natalia Vodianova che costruisce parchi giochi ai bambini bisognosi in Russia. Poi andrò a sciare e magari mi dedicherò al giardinaggio: non ho mai provato a mettere le mani nella terra ma adoro i fiori. Infatti Giancarlo (Giammetti) ha fatto creare una rosa con il mio nome come regalo per questo finale di carriera».

Non le mancherà il lavoro?
«Avrei idee per altri 15 anni di sfilate, ma non sono un ragazzino e poi vedo che il mondo della moda è cambiato: si pensa troppo al business e poco alla creatività. Di sicuro mi mancherà il disegno. Mi piacerebbe disegnare i costumi per la Traviata. Comunque il 18 giugno qui a Parigi verrà inaugurata una mostra sul mio lavoro intitolata “Temi e Variazioni”. Poi dovrò occuparmi del museo Valentino che verrà costruito a Roma: la mia vita non sarà una vacanza perenne».

Se avesse potuto scegliere il suo successore su chi avrebbe puntato?
«Ho un unico rammarico: non aver avuto tempo e pazienza per allevarmi un delfino. La couture è un mestiere che non si può improvvisare».

Come farà Alessandra Facchinetti?
«Non ho idea, comunque noi intendiamo dare la massima collaborazione all’azienda».

Chi le piace tra i suoi colleghi?
«Penso che i giovani vogliano diventare famosi troppo in fretta. Tra loro apprezzo Alber Elbaz che sta facendo un ottimo lavoro per Lanvin e Stefano Pilati che comunque dovrebbe stare più vicino al Dna della maison: ha in mano i disegni di Saint Laurent, il più grande stilista del XX secolo».

Più grande di lei?
«Abbiamo fatto cose diverse, ma ugualmente importanti. Diciamo due star e buonanotte».

Chi metterebbe tra i grandi del made in Italy?
«Conosco Armani da una vita, è un uomo d’immenso gusto che non ha mai ceduto alla volgarità creando cose importanti. E poi con me è molto simpatico. Miuccia Prada mi sembra una signora che sa quello che vuole: non sempre i suoi prodotti incontrano il mio gusto, ma ha creato un impero sconvolgente. Ricordo Dolce & Gabbana ai loro esordi: erano timidini, ma già con una piccola grinta e infatti adesso vanno per la loro strada. Anche con una certa arroganza, direi. Quanto a Donatella Versace è una donna che sa vestire le donne, ha dimostrato di avere una grandissima forza d’animo. Non era facile sostituire suo fratello Gianni che aveva un talento incredibile. Tutti si aspettavano che cadesse come si suol dire l’asino e lei invece ce l’ha fatta».

Lei vive come un principe, non le sembra di esagerare?
«È vero, faccio cose inverosimili, ma non tocco i soldi di nessuno, solo i miei. Non ho mai comprato neppure una saliera col denaro altrui».

Trova la lampada di Aladino, i suoi desideri?
«Un mondo migliore, meno competitività sul lavoro e poi vorrei campare tanti anni con tanti cani intorno».