Valentino, Carlyle non si arrende

da Milano

Il punto segnato è stato forse decisivo. Aver messo le mani sul 29,6% di Valentino pagando a Icg poco più di 782 milioni di euro (35,65 euro per azione, dividendo compreso), ha messo indubbiamente Permira in una posizione di forza. Ma i rivali di Carlyle non intendono mollare: «La partita non è ancora finita, si gioca fino al novantesimo», spiegava ieri una fonte vicina alle trattative. Metafora calcistica cui sembra dar credito anche la Borsa. Dove il titolo, scontati i due giorni di sospensione, ha chiuso in rialzo dello 0,43% (a 35,35 euro) dopo essere sceso del 2,5% durante la mattinata.
La vicenda, in effetti, potrebbe riservare nuovi colpi di scena. Gianluca Andena, il manager che in Italia guida Permira, ha messo le carte sul tavolo: il lancio di un’Opa sulla maison rientra nei programmi (e a cascata anche sulla controllata tedesca Hugo Boss), ma «in ogni caso a termini non superiori a quelli offerti a Icg, ovvero 35 euro per azione ex dividendo». Oltre al 25% di flottante, fetta non marginale, l’esito della partita sarà condizionato dalla destinazione che prenderanno i pacchetti di “peso” non ancora ceduti. A cominciare da quel 19,8% custodito da Canova, la finanziaria che fa capo al presidente di Valentino, Antonio Favrin, e a Dario Segre. «Per ora Canova sta alla finestra - spiegava ieri una fonte, a commento di alcuni rumor che davano Carlyle vicina alla finanziaria -. Una eventuale adesione all’Opa dipende dal prezzo, dai tempi e dai modi e da come evolverà la situazione».
Un’altra quota di rilievo è il 12,4% posseduto da Tidus, la holding controllata dai fratelli Gaetano, Stefano, Luca e Nicolò Marzotto. «In questo momento lo scenario è tutto aperto», ha dichiarato Gaetano Marzotto, che ha però colto l’occasione per rimarcare «l’approccio diverso», più orientato «al lungo periodo» della famiglia rispetto «all’interesse più finanziario, cioè quello di massimizzare il profitto a breve» dei manager. La stessa filosofia sembra condivisa da Permira: «Non ci saranno rivoluzioni», ha promesso una fonte. Basterà questa dichiarazione d’intenti a convincere i figli dello scomparso Vittorio Marzotto? Per ora, nessuna decisione è stata presa. Si è invece pronunciato a favore di Permira Paolo Marzotto, la cui quota in Valentino sarebbe salita all’11%: «Se il progetto industriale è buono, mi piacerebbe restare dentro e non consegnare le azioni».