Valentino corre da Celentano: «La moto è più rock della F1»

Benny Casadei Lucchi

«Valentino Rossi è rock», aveva detto e cantato e ritmato Adriano Celentano la settimana scorsa. «Lo ringrazio», aveva risposto il ragazzo che corre su due ruote. Preludio a ieri sera, al giovane molto rock a casa del Molleggiato. Un avvio motoristico, dunque, per Rockpolitik, anticipato da una battuta dedicata a Schumi: «Un tedesco che guida la Ferrari è rock, se non parla italiano è lento».
Il buio. Celentano canta, parla, ritma. Poi quella voce un po’ stridula, un po’ da bambino, una voce che a suon di successi è diventata molto rock. Per tutti noi. «La tv è lenta, i Simpson sono rock... vincere è rock», dice la voce «...doparsi è lento». Applauso, le luci che si spostano, che mitragliano da un’altra parte, quel pulpito dove fino a pochi istanti prima c’era il predicatore rockpolitico ed è ora occupato dal dominatore motorockfenomenale. «Tu sei rock», gli dice Celentano, «anche tu» risponde il dottor Rossi, «ma tu sei rock quando corri in moto e anche da fermo»; «pure tu sei rock quando balli e poi stai fermo» gli ribatte. E via, avanti così, in questa intervista firmata dal Molleggiato, un’intervista molto surreale e rockmotoristica, ma poco politik.
Come mai questa sorpresa?
«Perché stare sul podio è rock, ma stare in platea è lento».
Seguono i fischi del pubblico in platea e Valentino si corregge: «Ma no, sfrutto solo dei vantaggi... perché vi faccio un esempio: farsi intervistare è lento, mentre fare un monologo è rock... tu lo sai».
Che indicazione daresti ai nostri politici?
«Gli direi di comprarsi una moto, di fare un giro che così sono più sereni».
Ma tu vai a votare?
«Sì, in moto anche quando fa freddo. Vado sempre in giro in moto».
Anche se sai guidare l’auto...
«Ma non so guidare molto bene».
Però hai provato anche in F1...
«Sì, ma non ho ancora deciso che cosa fare... e poi la moto è molto, molto rock».
Ora tu sei un mito, sta scritto anche sui libri. Tocchi con il ginocchio in curva?
«Sì, molto».
Ma non hai timore?
«Sì, ho anche paura... poi però ci fai l’occhio, è una questione di equilibrio, è come un ballo, tu lo sai».
È sorprendente: tu vinci un mondiale come se andassi a fare la spesa. Perché tu sei - strano - sei. Vorrei entrare nel tuo modo di fare le corse. A proposito: come li vedi i tuoi avversari?
«Vedo gli avversari...».
No, tu non li vedi.
«Delle volte, di rado, li vedo davanti, e poi faccio fatica anch’io».
Tu balli?
«Non sono capace, speravo che tu...».
Tu vai a ballare?
«Sì, vado».
Cantiamo?
«Posso stare ad ascoltarti».
Valentino, grazie per la bellissima sorpresa.
«Vederti così da vicino è sempre bello».
Valentino, tu sei bello.