Valentino: «Credo che non andrò». Pressioni sugli altri piloti

Pedrosa si trasforma in maggiordomo, scivola e porge il vassoio al compagno di squadra Stoner. Et voilà: l’australiano prende tutto e nemmeno un pasticcino lascia agli altri. Perché dopo la caduta dello spagnolo va in testa, s’invola, distacca, umilia e in terra ceca mette in tasca la sesta vittoria dell’anno. A sette gare dal termine, sei in caso non si dovesse andare a Motegi, in Giappone, per i timori legati alla vicina centrale di Fukushima, il mondiale ricomincia ad avere le sembianze del campionato d’inizio stagione: ovvero i tratti acerbi e cangureschi del fuoriclasse dell’Honda partito a missile. Però...
Però l’altro suo compagno di squadra, Andrea Dovizioso, è secondo per cui massì, un po’ di festa anche per noi. Però Marco Simoncelli, stavolta solo compagno di marca su Honda comunque ufficiale, è terzo e dunque squillino le trombe perché in quest’anno di magra l’Italia si prende un argento e un bronzo. Soprattutto Marco, il Sic come lo chiamano, finalmente acchiappa il podio quasi avesse letto - eccome se l’ha fatto - le tonanti dichiarazioni del gran capo Honda Nakamoto rilasciate alla Gazzetta che dicevano più o meno così: «Di lui e Dovizioso non sono contento ma voglio tenerli... sono bravi piloti però devono vincere». Dirà il Dovi: «Sono partito dalla settima posizione, in prova soffriamo ancora un pò troppo... Sono contento perché mi sono gestito bene e nel finale ho provato a spingere ma ho avuto un piccolo problema che mi ha impedito di rimanere con Stoner». Ecco, il gran capo Honda non vuole più piccoli problemi. E dirà il Sic: «Finalmente raccolgo dei frutti, il mio potenziale è alto e se solo i risultati fossero stati all’altezza della mia velocità, ora la situazione in classifica sarebbe diversa... Ma questo è pur sempre il primo anno con una moto ufficiale in MotoGp». Ecco, il gran capo Honda vuole più frutti.
Però Valentino c’è, per dirla con il buon Meda, e questa è la notizia più bella e importante per il moto ferragosto italico. Dietro al sesto posto di Rossi c’è infatti tanto di suo e parecchio della Ducati che ha fin qui faticato più del previsto nel reagire e interpretare le indicazioni del Dottore. Ma pare, sembra, si dice - e le prestazioni di ieri e sabato sono lì a dimostrarlo - che la retta via sia finalmente stata imboccata. Certo, in qualifica ci sono ancora sette decimi che sono pochi rispetto ai distacchi di prima ma un abisso se paragonati alle Honda di adesso, però Vale e la Gp11.1 ieri hanno girato su tempi più veloci rispetto a quelli dello stesso Rossi nel 2010 a Brno con la Yamaha e di Stoner all’epoca in sella alla Rossa. Ulteriore conferma che sono stati soprattutto gli altri a fare grandi progressi d’inverno. Però «non male» dice il Vale «in fondo ero lì con gli altri» aggiunge sollevato. «Questo sesto posto ha molto più valore rispetto a quello ottenuto negli Stati Uniti a Laguna Seca perché, a parte Stoner, qui a Brno eravamo tutti lì. Ho pensato anche di poter prendere Spies (quinto alla fine) ma non ci sono riuscito. Abbiamo fatto un passo avanti, però manca ancora qualcosa per lottare con gli altri. Diciamo che ora si può essere fiduciosi, tanto più che non ho fatto una gran partenza e nei primi giri ho avuto poco grip perché avevamo sbagliato la procedura per scaldare le gomme. Senza tutto ciò, forse, avrei potuto ottenere di più e lottare con le Yamaha di Spies e Lorenzo».