Valentino, debutto da applausi in Borsa: +6,4%

I titoli Marzotto, invece, soffrono la scissione e cedono il 5,6%. Il presidente Favrin: «Possiamo diventare uno dei primi gruppi mondiali della moda»

Laura Verlicchi

da Milano

Marzotto ha vinto la scommessa. Non solo è riuscito a portare Valentino prima alla redditività (nel 2004) e poi in Borsa, ma anche a incassare gli applausi del mercato. I titoli del nuovo Valentino Fashion Group - nato dalla scissione del gruppo di Valdagno tra tessile e moda - hanno chiuso la prima giornata di scambi in rialzo del 6,4% a 20,25 euro, anche se lo scambio di titoli è stato pagato da Marzotto con un ribasso quasi speculare: meno 5,6% a 2,34 euro. Un risultato comunque previsto dagli analisti. «In Marzotto - dice uno di loro - c’è la parte meno pregiata delle attività del gruppo, le leve per la creazione del valore sono poche, quindi non ci si aspetta una risalita a breve. Valentino al contrario è il “gioiellino” del gruppo: nel 2003 aveva un margine operativo del 4%, passato al 10,5% l’anno dopo, e ci si aspetta ancora la crescita, visto che il management ne ha fatto un marchio vendibile a livello globale, paragonabile a Gucci o Vuitton». Emozionatissimo, il fondatore della maison, Valentino Garavani, ha visto la sua creatura debuttare a Piazza Affari: «La nostra volontà è andare avanti: vogliamo crescere, crescere, crescere», ha detto lo stilista.
E il presidente del gruppo, Antonio Favrin, ha obiettivi non meno ambiziosi: «Valentino può diventare uno dei primi gruppi del settore, il marchio ha una forza internazionale e tra lo stilista e il management c’è piena vicinanza». Quanto agli altri marchi del gruppo, «vanno bene tutti, anche quelli più di nicchia: ma certo i più forti, oltre a Valentino, sono Marlboro Classic e Hugo Boss». E proprio su un’integrazione tra il marchio tedesco, quotato a Francoforte, e Valentino, scommettono molti analisti, ma non Favrin, almeno per il momento. «Lasciamo i marchi liberi di creare valore, alle eventuali integrazioni tra Hugo Boss e Valentino ci penseremo. Oggi l’efficacia è più importante dell’efficienza».
Ma anche alla «vecchia» Marzotto il futuro ha ancora molto da offrire: «Dopo la scissione - afferma Favrin - può tornare a focalizzarsi sui “mestieri” tradizionali, quelli del tessile, con attività importanti; potrà fare alleanze e acquisizioni. In questo settore, i Paesi in via di sviluppo hanno il diritto di produrre quello che sanno fare, l’Europa giocherà la carta della produzione originale, fuori dallo standard: e Marzotto ha tutti i numeri per competere». Quanto a quelli della Borsa, «facendo la somma dei due titoli c’è sempre un aumento di quotazione. È stata una giornata positiva, sono molto ottimista», ha aggiunto.
Nessun commento alle ipotesi che si intrecciano sul futuro del patto di sindacato, sciolto pochi giorni fa: «È uscita la parte più importante di Marzotto, quindi l’oggetto del patto non c’è più. Adesso vedremo e discuteremo» si limita a dire il presidente del gruppo. Che i rapporti fra i vari rami della famiglia non siano idilliaci, del resto, non è un mistero. «Quando si arriva alla terza o quarta generazione, la famiglia è un concetto vago - dice Favrin -. Questo è ormai un gruppo quotato con diversi azionisti: i loro nomi o le parentele sono solo una questione di dynasty».