Valentino ha già la patente di F1 L’ha conquistata con la Ferrari

Benny Casadei Lucchi

Valentino Rossi ha finalmente la patente. Potrà guidare una formula uno. O meglio, per onor di cronaca e verità, nel caso non avesse ancora in tasca la patente, gli basterà schioccar le dita per vedersela recapitare. La chiamano pomposamente «super licenza» e distingue i pincopalla delle piste dagli dei del Circus gestito da Bernie Ecclestone e governato dal presidente della Fia, Max Mosley. Senza la patente, nel mondo che corre a trecento all’ora, proprio non si entra.
Così, nel giorno in cui Felipe Massa, erede di Barrichello nel 2006 accanto a re Schumi, fa i primi chilometri al volante della Rossa non più solo come collaudatore (è successo ieri a Monza, 61 giri, il migliore in 1’23”461, in pista anche Rubens, 94 giri, 1’22”506 il tempo) ecco che il sei volte quasi sette campione del mondo su due ruote è già, a tutti gli effetti, anche un pilota di formula uno. Infatti, regolamento vuole che per poter chiedere la super licenza sia necessario percorrere almeno 300 chilometri in due giorni. Ebbene, da calcoli in difetto, risulta che il dottore ne ha fatti oltre 350.
Si spiega anche così la full-immersion ferrarista di Valentino ai primi d’agosto: da una parte c’era il sacrosanto desiderio di capire se il cronometro avrebbe confortato le sue aspirazioni (è sceso a 57”2 quando il record di Schumi a Fiorano è 55”999, non male in due giorni), dall’altro aveva l’obiettivo di passare l’esame, chiamiamolo burocratico, presso la «motorizzazione» del Circus. Anche perché il programma che lo attende è intenso: prima deve sbrigare (ricomincia da Brno, Repubblica Ceca, questa domenica) la formalità iridata nella MotoGp visto che lo attendono ancora 7 Gp (ma dovrebbe laurearsi matematicamente campione del mondo tra il 18 e il 25 settembre, o in Giappone o in Malaysia), dopodiché sarà libero di riassaggiare la Rossa. E stavolta non più sul mini circuito di Fiorano, bensì al Mugello, anch’esso di proprietà della Ferrari, però ben conosciuto da Valentino, visto che da una vita ci corre in moto.
Il progetto nascosto nell’animo del campione e avallato dagli stessi dirigenti ferraristi è ormai abbastanza chiaro: fare il collaudatore che collauda se stesso nei ritagli di tempo fra una gara e un test con la Yamaha (ha rinnovato per un solo anno) per poi debuttare nel 2007 a fianco di Schumi (se non si sarà ritirato) o di Raikkonen (se sarà arrivato). Avvolte dall’assoluta inaffidabilità che circonda da sempre gli stipendi in F1, iniziano a circolare anche le prime cifre sull’eventuale paghetta del campione: si parla di 25 milioni di euro l’anno, a crescere nelle successive stagioni.
L’Italia motoristica può iniziare a sognare e il povero Felipe Massa a tremare: dovrà rivelarsi una scheggia e non sbagliare nulla se vorrà conservare il prezioso volante appena conquistato.