Valentino: "Invidio Antonio Rossi"

Il campione delle moto fa gli auguri al portabandiera azzurro: "La sua Olimpiade conta più del mio mondiale. Per me i Giochi sono un sogno impossibile. Farò un grande tifo"

Valentino Rossi è un uomo trasversale, eclettico, imprevedibile. Ama le moto, ama le macchine, ama quelle veloci e le F1 da circuito, però adora i bolidi che sporcano e impolverano sui tracciati rally. Adora il calcio, visto e non giocato, mica è bravo Valentino con la palla. Però non conta palle, è diretto, ai limiti della durezza quando dice che «adesso tiferò Spagna, visto che ci ha battuti, vada avanti lei». E fa quasi male al cuore quando spiega che «la colpa è anche degli azzurri, perché la difesa era soprannaturale, ma l’attacco proprio no». Di tutti, Valentino salva solo Buffon e sui rigoristi è schietto come non mai: «Abbiamo perso più per i palloni calciati male che per la bravura del portiere spagnolo».

Per fortuna che in questa vigilia motocliclistica, sabato si corre ad Assen, il Rossi sportivo trasversale ha un gancio in mezzo al cielo a cui attaccarsi per sorridere: le Olimpiadi.

Scusi Valentino Rossi, che dice di Antonio Rossi portabandiera degli azzurri ai Giochi di Pechino?
«Ho saputo, sono davvero felice».

Felice per Rossi o felice per il suo cognome?
«Antonio è alla quinta Olimpiade e questo gli rende davvero onore. Mi fa piacere che abbia avuto questa opportunità. Mi emozionerò nel vederlo aprire la parata degli atleti azzurri nel giorno della cerimonia».

In fondo è giusto che uno sport così faticoso e umile, uno sport anche povero, rappresenti il nostro Paese.
«In effetti, Antonio avrà una grande responsabilità. Anche perché rappresenterà tutti coloro, incluso il sottoscritto, che alle Olimpiadi, quasi certamente, non ci potranno andare mai. Per cui, un grande in bocca al lupo a lui e a tutti i ragazzi italiani che stanno per cominciare questa fantastica avventura. Auguro loro di tenere la bandiera italiana più in alto di tutti e ad Antonio in particolare di tenere alto anche un cognome che più italiano di così non si può».

Paolo Rossi, Valentino Rossi, Antonio Rossi. La scelta del Coni sembra anche un tributo al cognome più famoso dello sport italiano.
«Bé, se non erro, statisticamente è più probabile che un italiano si chiami Rossi piuttosto che Smith... Scherzi a parte, è vero: Rossi è un cognome che ha fatto il giro del mondo grazie ai vari Paolo, Antonio e... Valentino».

Soddisfatto?
«Certo, soprattutto perché moltissime volte ha reso gli italiani fieri di essere tali. Diciamo che ci portiamo addosso un cognome comune e doti sportive fuori dal comune».

Sincero, lo ammetta: in fondo le dispiace di non poter diventare mai un campione olimpico?
«Sì, mi dispiace. Perché le Olimpiadi sono l'evento in cui si manifesta la massima espressione del gesto sportivo».

Anche il campionato del mondo di moto è un grande gesto sportivo.
«Però l’Olimpiade è molto più di un mondiale. Lo si capisce anche dal nome... Olimpiade. Mi sembra quasi che gli atleti che vi partecipano arrivino da altri mondi, da altri pianeti. Vorrà dire che farò un grande tifo da casa per tutti gli azzurri così come farà la stragrande maggioranza dei Rossi d'Italia».