Valentino, ora in testa c’è il fondo Permira

Il gruppo di private equity avrebbe offerto più di 35 euro per azione

da Milano

Non è ancora chiusa la partita per Valentino Fashion Group. Il fondo di private equity Carlyle, che martedì sembrava ormai a un passo dalla vittoria, deve invece ancora fare i conti con i rivali di Permira. Che non solo non hanno nessuna intenzione di mollare la presa, ma ora sembrano i favoriti, vicini come sono a convincere International Capital Growth, la società lussemburghese che coagula le partecipazioni di parte delle famiglie Marzotto e Donà delle Rose e che custodisce il 29,9% della maison. Un improvviso rimescolamento di carte, certificato ieri dalla decisione presa da Borsa Italiana di mantenere ancora sospesi dalle contrattazioni i titoli della maison.
L’ultimo prezzo segnato da Valentino è dunque quello di venerdì scorso: 35,18 euro. L’offerta di Permira sarebbe invece di 35,65 euro, un valore allineato al target price indicato di recente da alcuni analisti francesi. Al contrario, in base alle indiscrezioni circolate l’altro ieri, il fondo guidato in Italia da Marco De Benedetti avrebbe messo sul piatto 34,5 euro per ciascun titolo della casa italiana del lusso. Una cifra inferiore rispetto a quella degli avversari, che sarebbe tuttavia compensata dalla proposta di chiudere l’operazione senza effettuare alcuna due diligence. Ovvero, senza andare a guardare i conti di Valentino.
Permira, così come Carlyle, ha continuato a muoversi a tutto campo. Anche se l’obiettivo prioritario per entrambi gli schieramenti è mettere le mani su due pacchetti: oltre a quello di Icg, anche il 19,78% nella pancia della Canova, società controllata dal presidente di Valentino, Antonio Favrin, e da Dario Segre. Carlyle e Permira mirano ai bersagli grossi, ma le avance si sono anche estese a Tidus, cui fa capo il 12,75% di Valentino. A confermarlo alla Reuters è stato Stefano Marzotto, uno dei soci assieme ai fratelli Luca, Nicolò e Gaetano. «Siamo stati contattati anche noi da tutti e due i fondi». Marzotto sembra ritenere ineluttabile la cessione: «Le aziende devono svilupparsi, arriva il momento in cui le famiglie sono troppo grandi e queste cose possono avvenire». A maggior ragione quando una famiglia come Marzotto ha alle spalle anni di furibonde battaglie intestine. L’ultima della quali ha riguardato nel 2005, a colpi di Opa e contro-Opa, proprio la Zignago di cui Stefano Marzotto è presidente.
Mettere d’accordo la famiglia non è impresa facile, ma se davvero Permira avrà Icg dalla sua parte, Carlyle rischia di trovarsi spiazzata. Gli uomini del fondo americano si troveranno questa mattina per decidere cosa fare: sul tavolo l’ipotesi di uscire dalla gara o di cercare di coalizzare attorno a sé, oltre alla Canova, anche gli altri rami della famiglia Marzotto che non si raccolgono in Icg e controllano quasi il 20% della società.