Valentino in pole «Che bello battere me stesso»

da Istanbul

In lotta contro il cronometro e contro se stesso, già in pole position, Valentino Rossi monta la seconda gomma morbida, quella buona per un solo giro a otto minuti dal termine, e prova a migliorarsi. Le curve si susseguono una dietro l'altra, Rossi guida alla perfezione, la Yamaha M1 risponde alla grande. Il cronometro dice che Valentino sta andando forte, fortissimo: 55 millesimi in meno del suo tempo precedente nel primo settore, 95 nel secondo, 31 nel terzo, 115 nel quarto, che in totale fanno quasi tre decimi. «Battere Rossi è sempre una bella soddisfazione» se la ride il campione della Yamaha appena si toglie il casco. Gli altri lo avvicinano, ma non riescono a prenderlo: Colin Edwards, il compagno di squadra, si ferma a 149 millesimi, Daniel Pedrosa a 176. Gli altri, i piloti con le Bridgestone, sono più staccati, ma Casey Stoner, quarto, e Loris Capirossi, quinto, sono comunque competitivi e se la giocheranno alla pari. In particolare, fanno paura i giovani.
«Stoner è molto veloce il venerdì - conferma Valentino -: vuol dire che ha talento ad arrivare alla massima prestazione anche se la moto non è ancora a posto. Dopo la prima giornata di prove sembrava avere un gran margine, adesso siamo lì, sullo stesso piano. Pedrosa, invece, come suo solito è arrivato lentamente: venerdì era in difficoltà, ma nelle qualifiche è stato velocissimo e avrebbe anche potuto fare la pole se non fosse stato rallentato nel finale. Fra i due, comunque, temo di più Casey, perché è più ostico nel corpo a corpo, sta guidando forte, è molto rapido nell'ultimo settore della pista e la sua Ducati è velocissima in rettilineo».
Mediamente 8 km/h in più della Yamaha, nonostante il nuovo motore arrivato dal Giappone, ma l'equilibrio della M1 permette a Rossi di colmare la differenza senza grossi problemi. «La moto va bene, è competitiva, tanto che sembra di guidare in un'altra pista rispetto all'anno scorso, quando sembrava di vivere un incubo tanto eravamo in difficoltà. Quest'anno, invece, la Yamaha è a posto e per me è una bella soddisfazione avere Edwards al mio fianco: nel 2006 mi ero abituato a stare da solo in mezzo a cinque o sei Honda. È un po' come essere al semaforo e dalla macchina davanti scendono in quattro per menarti: se sei in due è meglio...». Come al solito, Valentino ha voglia di scherzare, pronto a giocarsi la vittoria fino all'ultimo metro; non scherza, invece, quando dichiara al Tg1 - confermando molte voci - che fra due anni passerà alle auto (rally, ndr), ma non alla F1: «Ho ancora due anni di contratto con la Yamaha - dice - poi credo che correrò in auto... ho davanti almeno una decina di anni per gareggiare».
Intanto, però, le moto. Come passo, Colin Edwards, il compagno, non è al livello di Rossi, Stoner e Pedrosa, così come Capirossi, che pure ha ritrovato la grinta perduta a Jerez. «Non ho mai dubitato delle mie capacità - dice Loris convinto - anche se qualcuno lo ha fatto: sono competitivo per la gara». Non lo sarà Nicky Hayden, al di là del discreto sesto posto e, soprattutto, Marco Melandri, sprofondato in 14esima posizione. Come l'anno scorso, quando poi vinse la gara, ma la situazione è completamente differente. «Non riesco a guidare e non so perché: non ho scuse».
Le prove del Gp di Turchia si sono trasformate in una sorta di campionato italiano, con i nostri piloti in pole in tutte le cilindrate: oltre a Rossi in MotoGP, c'è Andrea Dovizioso in 250 e Mattia Pasini in 125. Un dominio che non si vedeva dal Gp del Brasile 2000, quando davanti a tutti partirono Max Biaggi in 500, Marco Melandri in 250 e Roberto Locatelli in 125. Se invece si considerano anche i piloti di San Marino, allora la tripletta italiana in prova risale al Gp di Gran Bretagna del 2004, con Valentino Rossi in pole in 500, il sanmarinese Alex De Angelis in 250 e Andrea Dovizioso in 125.