Valentino promosso in Ferrari Sta nascendo un pilota di F1

Al debutto su un vero circuito, Rossi ha convinto la Rossa («È andato bene»). Non ha preso rischi, eppure ha segnato tempi vicini a quelli dei collaudatori. Oggi replica

Benny Casadei Lucchi

Dunque, è stato tutto molto bello. E oggi si replica. Fanno tre giorni di full immersion rampante per il Dottore. Valentino Rossi ha finalmente assaggiato una pista vera: circuito del Mugello, colline toscane, due chilometri dal centro storico di Scarperia, come dire motolandia, visto che qui si tiene il Gp d’Italia a due ruote e qui ha spesso dato il meglio di sé. Sul circuito amico, con gli amici della Ferrari attorno e un centinaio di curiosi assiepati fuori le mura del tracciato di proprietà del Cavallino, il sette volte campione del mondo ha fatto le cose per benino. Il cronometro manuale racconta di un 1.23 e cinque ripetuto più volte (miglior tempo 1.23.400) che sa di promozione, tenendo presente che i collaudatori della Rossa con la F2004 (la monoposto usata in questi giorni da Valentino) in passato hanno spesso girato sull’1 e 20. Lontano, e non poteva essere altrimenti, dal tempo fatto da Rossi, come lontano è il record della pista e della Ferrari (la F2004) firmato da Rubens Barrichello (1.18.700).
Per cui Dottore promosso, visto che a Maranello tengono bocche cucitissime e si limitano a un criptico ma sacrosanto «è andato bene» e visto, soprattutto, che si tratta del primo assaggio di un circuito vero. Assaggio che aveva un solo grande obiettivo: non il tempo, ma la frenata. Sarà un caso, ma non lo è: Valentino ha girato per 44 volte sui saliscendi del Mugello e sempre - dicasi sempre - si è tenuto ben lontano dai cordoli. Chiaro l’intento: restare nei limiti di sicurezza, evitare uscite, lunghi o testacoda, il tutto per assaggiare soprattutto una cosa: il proprio limite in staccata. Inutile, per lui, aggiungere altre variabili o pericoli passando alla corda nelle curve. Questo significa - non vi erano più dubbi al riguardo - che il Dottore non sta giocando; non solo: vuol dire che quell’1.23 e rotti può essere limato con facilità non appena inizierà a rischiare in curva.
La giornata del ragazzo è ovviamente cominciata in ritardo, non sulle tabelle di marcia del box ferrarista ormai perfettamente in sintonia con i ritmi del campione, ma agli occhi dei curiosi presenti sulle colline fin dal mattino. Abituati alla meticolosa puntualità di Michael Schumacher, deve esser parso strano sentire il motore rombare solo intorno alle 13. Dopo di che, diciotto giri, divisi in tre, con sequenze da 5-6 tornate: quindi di nuovo al box per la messa a punto dell’auto e di se stesso e poi via, ancora fuori. Un po’ di cibo, il proverbiale frullato di frutta e casco ancora in testa. Non è però dato sapere se, nell’intervallo, si è concesso anche l’immancabile pisolino (improbabile). Dalle 16 fino alle 17 e trenta, quarantaquattro giri, sempre in sequenza di 4-5 tornate: mai un errore, mai un dritto, mai un testacoda. Il massimo concesso allo spettacolo dal Dottore, qualche leggero lungo in staccata; ulteriore dimostrazione che la lezione della giornata verteva quasi esclusivamente sul tema «frenata». A voler cercare a tutti i costi il classico pelo nell’uovo, è nel misto (per esempio lungo le difficili Arrabbiata uno e due) che il Fenomeno ha mostrato qualche titubanza. In quei punti molto guidati, il Dottore è parso ancora acerbo: diciamo che ha appena iniziato a scrivere la tesi, ma la laurea è ancora lontana. Ovvio, quindi, che, mettendo assieme le traiettorie centrali seguite per evitare guai in curva, il misto affrontato in modo non proprio perfetto, si comprende come mai dietro quell’1.23 e rotti si nasconda ben più di una promozione. E la soddisfazione degli uomini in rosso è la riprova.