Valentino Rossi promette:"Finirò la carriera in Ducati"

Il Dottore: "Abbiamo lavorato tanto, sono ottimista. Ma servirà un miracolo per vincere subito alla prima gara"

nostro inviato a Madonna di Campiglio

Diavolo quanto gli deve essere pesato quest'inverno trascorso senza una vittoria da spolverare in bacheca. Primo inverno così per il Vale Rossi. Mica bello. Diavolo se deve essere stato difficile farci il callo, lui che in sedici anni di onorata e vistosissima carriera non era mai inciampato in una stagione simile, avara di un podio per di più gradino basso. Mica bello. Diavolo se gli deve essere costato ammettere franco, qui durante il tradizionale Wrooom che apre la stagione motoristica di Ducati e Ferrari, che ebbene sì, "quest'anno non lotterò per il titolo".

Oddio, si è poi subito corretto il Vale, "non vorrei togliermi dai giochi prima d'iniziare ma devo essere realistico visto che partiamo con un distacco di un secondo e mezzo da colmare". Però c’è un però: "La moto è bella, l'ho vista al computer".

Non può bastare: la Ducati è bella anche quando non va, anche quando le prende per mesi come successo nel 2011 e lo sa lui e lo sanno i tifosi e infatti il Vale aggiunge: "Filippo (l'ingegner Preziosi, il papà dei bolidi di Borgo Panigale, ndr) ha progettato una moto completamente nuova, in fabbrica hanno tutti lavorato tantissimo, sono andato a trovarli spesso, vediamo se i problemi sono stati risolti.


Diavolo, i problemi. Erano davvero tanti. E c’era molto e c’è molto da fare. Non a caso la nuova moto non è stata presentata qui come in passato, bisognerà attendere i test malesi al via il 30 gennaio. Sarà la prima Ducati di Valentino Rossi, la prima veramente figlia delle sue indicazioni, la prima con il telaio perimetrale e il motore più avanti per cui con molte possibilità di regolazione, proprio quelle che mancavano al Vale nel 2011.

"Il nostro obiettivo per quest’anno è avvicinarci passo dopo passo a Honda e Yamaha per poter lavorare sui dettagli e lottare poi per il titolo", dice. Sott’inteso e neppure tanto, nel 2013.

E dato che Valentino Rossi è un pilota e non un samaritano che vuole regalare ad altri i frutti delle sue fatiche, vuol dire che pensa a prolungare l'accordo con Ducati. "Io vorrei togliermi delle soddisfazioni con la Ducati e poi smettere. Diciamo rinnovare ancora un contratto". Per cui altri due anni.

Lo dice col sorriso, un sorriso che si spegne solo quando a bruciapelo gli domandano del papà di Simoncelli dispiaciuto per non averlo più visto dopo i funerali. "Non è vero niente, sono in buonissimi rapporti col babbo del Sic e Katia, la ragazza di Marco, ora lavora nella mia società", chiude la polemica.


Valentino pronto a rinnovare con Ducati? Diavolo, ci voleva. Era l'iniezione di fiducia che attendeva tutto l'ambiente di rosso vestito. Ci voleva perché il sogno della nazionale dei motori non va abbandonato, perché "adesso sono al cento per cento fisicamente e vincere 10-11 gp come mi è successo in passato perché no se riuscissimo ad essere competitivi" aggiunge il Vale. "Però ricordate che il problema non è solo della Ducati, il problema è anche mio, perché ora ho rivali forti e tanto più giovani di me. Ora è più difficile in assoluto per me fare la differenza".

E mentre dice questo sui volti dei ragazzi della sua tribù, che poi non sono ragazzi ma uomini e amici diventati collaboratori fidati, appare l'espressione interlocutoria, quella del tipo e piantala Vale di dire che sei vecchio.
Perché trentatrè anni fra un mese non è mica vecchio il Vale, tanto più se si presenta a Campiglio in forma smagliante. Però a trentatrè anni, e con tutto quel che ha vinto e fatto, ci sta di trovarlo di fronte a una scelta obbligata: o Ducati o Ducati. E Valentino lo sa. Infatti dice: "Io in futuro di nuovo su una moto giapponese? Lo credo improbabile".

Vale sa che fallire in Ducati lascerebbe una macchia nel suo orgoglio e nella sua carriera; sa che qualsiasi minestra riscaldata sarebbe indigesta e che perfino i suoi tifosi stenterebbero a perdonargli la fine di un sogno. Ma forse sarebbe lui il primo a non perdonarselo.

Anche per questo sorride e ricorda: "Sono ottimista. L’anno scorso dopo tre giri capii che non avrei potuto vincere la prima corsa. Ora è diverso perché io sto bene e abbiamo lavorato tanto ma riuscirci sarebbe comunque un sogno. Però chissà. Magari la moto nuova che ho visto sul computer farà un miracolo".