Valentino: «Scusatemi non sono un supereroe»

«È la dimostrazione che la vita non è un fumetto: ho sbagliato io, non potevo restare imbattibile per sei stagioni. Bravo Hayden: dopo di me, avrei voluto campione solamente lui. È uno simpatico e corretto»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Valencia

Le tracas parlano chiaro. Sono i petardoni spagnoli che scoppiano e fanno fumo e rumore in onore del campione del mondo. Il fumo era giallo. Anche i tifosi iberici erano convinti che a salire in vetta sarebbe stato Valentino Rossi. Ha mancato l’altare, il Dottore, ma non è finito nella polvere neppure dopo aver strisciato sull’asfalto e sull’erba in quella fottutissima curva, neppure dopo aver cercato di rimontare «ma non c’era verso, avevo la pedana rovinata, avevo il manubrio, la parte di sinistra, in dentro. Ho ancora male adesso per come mi è toccato guidare».
È finito a terra ma non nella polvere, Valentino, perché ha comunque lottato fino all’ultimo e subito ha reso omaggio a Nicky Hayden: «Nel giro d’onore volevo abbracciarlo, sono solo riuscito a stringergli forte la mano perché non mi sentiva, non capiva più niente dalla felicità», dirà. E sembra incredibile scriverlo e leggerlo, lo dirà da ex campione del mondo. Perché è finita un’era, l’era dei titoli mondiali di fila, dei cinque campionati della classe regina messi in bacheca. «Non è finita nessuna era – ribatte l’ex campione del mondo – perché abbiamo dimostrato di essere i più forti, e nei prossimi anni avrò altre occasioni. Hayden si merita il titolo, ma noi siamo anche stati sfortunati. Quanto accaduto oggi è solo l’ultimo atto di una serie di gare un po’ iellate...». Silenzio. «Però è colpa mia, stavolta ho sbagliato io... forse ero invidioso perché non avevo ancora commesso errori».
E adesso meno male che ha deciso di restare nelle moto, sennò avrebbe lasciato la MotoGp da perdente.
«Vero. Sicuramente, dopo aver perso così, dover lasciare le moto per andare in F1 sarebbe stato qualcosa che mi avrebbe lasciato l’amaro in bocca per tutta la vita. Per cui ritengo di aver fatto la scelta giusta».
Quanta l’amarezza?
«Tanta. Da noi si dice che ci hanno fatto morire grassi... come il maiale. Perché eravamo riusciti a ribaltare una situazione disperata e invece...».
Il momento chiave?
«Di sicuro la partenza: questo mondiale l’ho perso lì. Sono rimasto indietro. Colpa anche del semaforo fisso sul rosso troppo a lungo; poi, dietro le altre moto, la temperatura dell’acqua mi è andata su a 120 gradi, e non potevo stare incollato ai rivali, dovevo mollare un poco; quindi l’errore... Se penso che nelle libere ho fatto quella curva 500 volte proprio per scoprire bene il limite d’aderenza... invece mi è scappata via».
Mondiale perso anche nella prima parte del campionato?
«Assolutamente sì. Se vogliamo parlare dei cinque punti del sorpasso di Elias all’arrivo di Estoril, facciamolo pure; ma la verità è che di punti ne abbiamo persi cento. Ma il team non si è mai arreso. Purtroppo è andata male, però ricordiamoci che tante volte, invece, era andata bene. Ho vinto sette titoli, ci sta anche di perderne uno».
E che cosa prova nelle vesti del perdente?
«Una sensazione nuova, utile per crescere e migliorare ancora. E poi, diciamo che se avessi vinto questo titolo, sarei diventato come un supereroe dei fumetti: imbattibile per sei anni di fila; purtroppo la vita non è un fumetto. Stavolta mi hanno fregato. Però ci ho provato fino alla fine».
Morale?
«È una lezione che mi rende molto triste, perché vincere sarebbe stata una grande impresa: la MotoGp 1.000 va in pensione e io sarei stato l’unico a dominarla dall’inizio alla fine».
Confessi: Hayden ha pianto di felicità; lei di rabbia?
«No, non ho pianto, però sono molto dispiaciuto. Visto come è finita la gara, Hayden non avrebbe vinto con quelle Ducati davanti e io... Purtroppo nelle ultime gare le mie gomme non sono andate come in prova, non era mai successo».
Ora, dopo tanti anni con un campione col numero 46, torna il numero 1, Hayden l’ha promesso.
«Ed è giusto che faccia così, io non cambierei mai il mio numero. È stato bravo: se lo avessi vinto io, lui sarebbe stato, tra virgolette, contento per me... E ora lo sono io per lui. Nicky era in cima alla mia classifica personale: o io o lui, non altri. Perché è stata una lotta lunga e leale, che non ha cambiato il nostro rapporto, è rimasto lo stesso di quando correvamo assieme nel 2003. Quando vedo Hayden mi viene da sorridere, e questo è bello. Lui, oltre che un grande pilota è un bravo ragazzo. In pista dà tutto per arrivarti davanti, ma fuori non gli vengono cattivi pensieri».
Suo padre Graziano, notoriamente un filo avaro, ha scommesso 15 euro su di lei. Adesso che succede?
«Questo è il più grande dramma del gran premio... Adesso me li farò dare».
Bilancio tecnico della stagione.
«Abbiamo sofferto, non siamo mai stati al livello della Honda, però tutto il team si è ammazzato di lavoro. Ora, il problema sono le Michelin: se l’anno prossimo vogliamo essere al top, devono rimboccarsi le maniche».
Sincero: dopo la caduta ha creduto nella rimonta?
«Ci ho creduto ma dopo la frittata fatta, serviva un grande regalo». E non è arrivato.