Valentino veste le dive del passato con il sogno perduto degli anni '80

Parigi - In questa formula misteriosa si nasconde la perfetta magia della sfilata di Valentino andata in scena ieri a Parigi. Anche qui come a Milano molti stilisti per disegnare la moda del prossimo inverno seguono una specie di corrente che potremmo definire retro-futurismo: andare avanti guardando indietro, proiettare la donna nel domani rinnovando il meglio dello stile di ieri.
Tutti gli altri si limitano a prendere in esame il glamour delle dive negli anni Quaranta, l'epoca più elegante della modernità. Valentino ha aggiunto a tutto ciò la forza dirompente degli anni Ottanta, l'epoca in cui le donne divennero capaci di fare qualunque cosa: l'amore e le grandi carriere, l'aerobica all'alba per tenersi in forma e le feste in discoteca ogni notte. «Le modelle sembravano movie star e la mia preferita, Dalma, dominava la passerella con sensuale aggressività, ma nessuna aveva la classe sinuosa di Lauren Bacall» ha spiegato nel backstage mentre un esercito di splendide fanciulle pettinate come la signora Bogart in Acque del Sud si preparava a sfilare sulla preziosa pedana a mosaico sperando di riuscire a imitare l'inimitabile falcata della top model brasiliana.
Nessuna arriverà a tanto (Dalma camminava come una duchessa geneticamente modificata in pantera), ma il messaggio dello stilista è arrivato forte e chiaro: tira fuori la diva che è in te, dimentica la moda pasticciata che hai visto in giro finora perché ci sono vestiti fatti apposta per abbellirti. «Le giovani non vogliono altro e da sempre il mio mantra è rendere belle le donne», ha concluso Valentino rivelando poi d'aver ricevuto giusto ieri una lettera dalla signora Franca Ciampi entusiasta per la sontuosa celebrazione dei 45 anni della maison in programma a Roma dal 6 all'8 luglio. «Sarà il più grande evento mai organizzato prima nel mondo della moda, sotto l'alto patrocinio del presidente della Repubblica e del sindaco della capitale, con la regia di Dante Ferretti e l'esibizione canora di una grandissima star», annuncia Giancarlo Giammetti, storico socio e braccio destro del couturier rifiutandosi però di confermare le voci su una sfilata al Colosseo con giochi d'acqua e spettacoli pirotecnici nel gran finale. Quanto alla perfezione dei modelli visti ieri si potrebbero citare mille esempi difficili da dimenticare: dai tailleur-manteaux in mohair cioccolato allo sprone del trench che diventa un piccolo blouson in coccodrillo sulla lunga blusa di tweed chinè; dal cappottino nero con bordi gioiello ai superlativi abiti da sera. C'era perfino un completo nero fermato da spilli decorati a cristalli che formavano una sorta di piercing su maniche, pinces e baschina della giacca. Tutt'altro mondo ma un gran bel mondo pieno di rigore e modernità nella collezione di Ennio Capasa per Costume National. L'adorabile stilista leccese per rimettere ordine nel casino creativo che secondo lui allontana la moda dalla quotidianità ha utilizzato l'uniforme militare. I suoi tubini con le maniche a cartucciera, il pastrano da ufficiale in visone cachi e soprattutto gli abiti da sera corti di raso duchesse con le bretelle a bandoliera in colori a contrasto, spingeranno a far l'amore, non la guerra. Quelli della designer greca Sophia Kokosalaki erano piccoli capolavori di pieghe, volute da capitello e intarsi a onda tanto nel raso quanto sulla pelle. Un buon esercizio di stile in vista dell'esordio del prossimo ottobre alla direzione artistica di Vionnet, storico marchio francese celebre per sbiechi e drappeggi. Lutz, ex assistente di Margiela, offre un discreto saggio di contaminazioni tra generi e cose: il cardigan di maglia che diventa smoking, la collana di perle che chiude il cappotto o decora lo scollo dell'abito, il trench che fa da bustier grazie a un'ingegnosa serie di lacci.