Valentino vola a Piazza Affari

da Milano

«Carlyle è in procinto di lanciare un’Opa su Valentino a 36 euro per azione». La voce rimbalza ieri a Piazza Affari quando le contrattazioni sono iniziate da poco più di un’ora. È il segnale che il mercato attende: quello di una guerra all’ultima azione tra il fondo guidato in Italia da Marco De Benedetti e i rivali di Permira, che mercoledì hanno messo a segno un punto a proprio favore acquistando da Icg poco meno del 30% della maison. Sull’indiscrezione, il titolo vola: più 3%, più 5%, più 6%, fino a toccare un massimo di 37,51 euro. Qualcuno storce il naso: «Mi chiedo - sbotta un analista - perché una battaglia così feroce adesso, quando sei mesi fa il titolo valeva molto meno (oltre il 22%, ndr)».
Sollecitata dalla Consob e da Borsa Italiana, arriva poco dopo mezzogiorno la precisazione di Carlyle: «Allo stato, nessuna decisione è stata assunta. Fermo restando quanto sopra, Carlyle non esclude di poter valutare eventuali opportunità che il mercato potrà offrire». L’indiscrezione viene smentita, ma l’umore del mercato non cambia, con il titolo che chiude la seduta ancora in forte, seppur più contenuto, progresso: più 3,96%, a quota 36,73. Insomma, ben al di sopra di quanto Permira si è detta disposta a sborsare (35,65 euro) per incrementare la propria quota.
Mentre i rumors alimentano il gioco della speculazione, Permira ha intanto incassato ieri il via libera del cda di Valentino alla richiesta di effettuare una due diligence (la verifica dei conti) entro la fine del mese, ottenendo inoltre la cooptazione in consiglio di un proprio rappresentante, Umberto Nicodamo. Nel cda di Valentino si sono infatti creati due “buchi” in seguito alle dimissioni, rese note il 14 maggio, di Roger Abravanel e di quelle, arrivate ieri, di Andrea Donà dalle Rose, che sempre ieri ha ceduto sul mercato 45mila azioni della società incassando oltre 1,6 milioni di euro. Il secondo consigliere verrà nominato in occasione della prossima riunione.
Il gruppo di private equity diretto in Italia da Gianluca Andena sta intanto preparando il terreno per sostenere lo sforzo finanziario richiesto per acquisire Valentino. Stando ad alcune fonti, Deutsche Bank sarebbe al lavoro per approntare una linea di credito fino a 1,5 miliardi, che potrebbe concedere da sola o diventando la capofila di un pool di banche. L’importo potrebbe aumentare nel caso Permira decidesse di procedere con un’Opa a cascata su Hugo Boss, la controllata tedesca dell’azienda italiana del lusso.
Gli interrogativi, decisivi ai fini dell’esito della vicenda, riguardano ancora la destinazione dei pacchetti Valentino non ancora “accasati”. Dal 19,8% in mano alla Canova di Antonio Favrin e Dario Segre, indicata nei giorni scorsi vicina a Carlyle, all’11% di Paolo Marzotto (che mercoledì si è pronunciato a favore di Permira), e fino al 12,4% nelle mani di Tidus, la holding controllata dai fratelli Gaetano, Stefano, Luca e Nicolò Marzotto.