Valeria Bruni Tedeschi: nei film vado in crisi

L’attrice ha presentato alla rassegna svizzera «Un couple parfait» diretto dal maestro giapponese Nobuhiro Suwa

Paolo Brusorio

nostro inviato a Locarno

Arrivano gli italiani. Che, trattandosi di Locarno, non è poi questa stranezza vista la vicinanza territoriale. Tra ieri e oggi, il Festival ha passato e passa al setaccio attori e pellicole nostrane. Apripista è stata Valeria Bruni Tedeschi, interprete con Bruno Todeschini di Un couple parfait (Una coppia perfetta) film in concorso diretto dal giapponese Nobuhiro Suwa. Storia di una coppia sull’orlo del precipizio che, in Francia perché invitati al matrimonio di un vecchio amico, riescono a dare una sterzata al loro rapporto e (forse) a rimetterlo in piedi. «È stata l’esperienza più eccitante e più piacevole della mia carriera, abbiamo girato tutto il film in quattordici giorni senza saperne il finale»: la Bruni Tedeschi si stropiccia i capelli e prova a trasmettere le sensazioni del set. «Apparentemente avevamo molta libertà, ci sentivamo come bambini liberi di giocare in un parco. In realtà Suwa ci teneva molto sotto controllo. Da anni non mi sentivo guardata in questo modo». Amore per il personaggio e senso della responsabilità: senza questi due atout, «fare un film è disonesto». È il dogma di un’attrice ormai affezionata alle storie di coppie in crisi: «C’è sempre l’esigenza di appiccicare un’etichetta. Per anni ero quella che interpretava solo donne pazze, ora c’è questa novità, mah forse c’è qualcosa in me che ispira la crisi della coppia». A vederla non si direbbe proprio, ma questo è un altro discorso. Resta il futuro: un altro film da regista, la storia di una troupe teatrale impegnata in Un mese in campagna di Turgenev, dove forse ci sarà un posto per lei anche da attrice: «Mi farò fare dei provini, spero di essere scelta».
Altra Italia: presentato ieri, per il concorso video, 58% (regia di Vincenzo Marra), cinquanta minuti tra Gerusalemme e Ramallah, passando per Nablus, campi profughi palestinesi e squarci su Arafat. Oggi invece è il giorno di La guerra di Mario, il film in concorso di Antonio Capuano con Valeria Golino, di In un altro paese (sezione cineasti del presente), documentario di Marco Turco che ripercorre la lotta antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E per la sezione «Porte aperte» sugli schermi anche Kanzaman, documentario sulla prima scuola di cinema creata in Marocco (a Ouarzazate) grazie al supporto della Regione Lazio e dell’Istituto Luce.