VALERY GERGIEV «Mugiko» del podio che infiamma la Scala

Con quel suo passionale aspetto da contadino russo mai addolcito, dirige la Filarmonica della Scala

Il nome di Valery Gergiev evoca tutte le Russie della nostra vita. Il realismo sociale della letteratura dell'Ottocento, il realismo socialista della musica del Novecento, le cupole d'oro del Cremlino, lo stupore dell'iconostasi di Novdievici, la voce dei bassi, le bandiere dei cosacchi, la prospettiva Nevskij.
Oggi, con commozione, l'amato Slava Orfeo del muro di Berlino, la presenza stellare e affettuosa di mille incontri che se ne vanno con lui. Sarà per quella sua passionalità, per quel suo singolare aspetto da mugiko del podio che nessuna avventura nelle grandi mecche del sinfonismo occidentale è riuscita a addolcire. Per quelle sue mani senza pace che suggeriscono con un fremito entrate, tempi, sonorità. Gergiev, domani alla Scala per la Filarmonica, non è una novità.
È anzi una presenza assidua tanto del podio sinfonico che di quello operistico (Giocatore e Kovanscina, Guerra e Pace e l'Ur-Boris) per il quale talora s'è portato dietro i magnifici quattrocento del Marijinskij. Zar del teatro più importante, nato a Mosca, studente nella città che si chiamava Leningrado ora San Pietroburgo, quindi assistente del decano del sinfonismo sovietico e russo Vladimir Temirkanov, Gergiev gli succede alla guida del Kirov-Marijinskij. Nel suo teatro amplia il repertorio russo, acquisisce altra letteratura, firma superbe incisioni, realizza bellissimi video. La sua arte tinta di passionalità e irruenza suscita entusiasmi. Lo spirito organizzativo che salva il Marijinskij dal collasso dell'Unione Sovietica va di pari passo con il continuo approfondimento di un repertorio tanto personale da permettere un posto di primo piano persino nelle celebrazione verdiane del 2000, spalancare le porte di Salisburgo, includere nel carnet il Ring.
A casa, dove nel '92 fonda il Festival delle Notti Bianche e nel 2003 festeggia i trecento della città, i suoi 35 di Kirov e le sue 50 lune, alla fine del 2006 realizza al Marijinskij la sala da concerto più innovativa della Russia ma anche una tra le più tecnologicamente all’avanguardia del mondo.
Il nostro è anche un avveduto talent scout. Anna Netrebko, il caso odierno in fatto di soprani, notata ai tempi in cui si manteneva lavando i pavimenti del Marijinskij, l'abbiamo vista al suo fianco già in una lontana edizione di Ravenna Festival. Adesso il direttore arriva con il giovane violinista Nikolaj Znaider. Un polacco-israeliano che ha gia bruciato molte tappe e altre ne brucerà a breve. Alla Scala è suo il Concerto per violino di Brahms (Gewandhaus di Lipsia, 1879). Struttura sinfonica e parte per violino ai limiti dell'eseguibilità (passaggi d'ottava, arpeggi, velocità, virtuosismo di taglio tzigano). Gergiev chiude con la Quinta di Prokofiev (Mosca, 1945), l'op. 100 che celebra la liberazione della patria della truppe tedesche con un’enfasi comunicativa che non potrebbe essere più sua.
Gergiev e la Filarmonica alla Scala domani sera alle ore 20